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mercoledì 5 settembre 2012

Quartieri 'a luci rosse', Napoli come Amsterdam la proposta di de Magistris


Creare una zona in cui la prostituzione sia esercitata e tenuta sotto il controllo come avviene da anni in Olanda. Un'idea che ha scatenato un vespaio di polemiche, prime fra tutte quella della Curia partenopea. Il Cardinal Sepe: "È un diversivo"


Trasformare uno dei quartieri di Napoli, in un'red light district' (quartiere a luci rosse), dove la prostituzione sia esercitata e tenuta sotto il controllo sia sanitario e sia a livello di sicurezza da parte delle forze dell'ordine. Secondo il primo cittadino partenopeo Luigi de Magistris, infatti, una soluzione di questo tipo permetterebbe alle lucciole di accogliere i propri clienti senza problemi, contrastando così il racket della prostituzione che, come ricorda lui stesso, "in Italia non è reato, ma lo è il suo sfruttamento. Contro questo fenomeno, dunque, non servono manganelli".

NAPOLI VERSO LE AREE 'ZOONING'. L'idea, che ha già scatenato un vespaio di polemiche da più parti, partirebbe come progetto sperimentale: "Dobbiamo individuare - ha spiegato il sindaco di Napoli - un'area in cui si sa che è praticata la prostituzione e, in questo modo, ridurre anche la presenza della criminalità organizzata perché quell'area verrebbe controllata strettamente dalle forze dell'ordine"'. Nello specifico, de Magistris ha in mente il cosiddetto 'zooning', ovvero aree di prostituzione legalizzata e controllate già attive in altri Paesi dove, appunto, siano previsti controlli socio-sanitari e vigilanza delle autorità.

[De Wallen è il più grande e più noto quartiere a luci rosse di Amsterdam. Fonte: Rungbachduong]

ANCHE RAVENNA VERSO IL 'CONFINAMENTO' DELLA PROSTITUZIONE. "Una zona cuscinetto", insomma, da destinare alle lucciole, perché, ha sottolineato il primo cittadino, "quello che serve è controllare e prevenire e così si arginano anche i mercanti di carne umana". "Si potrebbe sperimentare - ha affermato - e lo trovo un fatto positivo per una grande città internazionale". Un'idea non nuova nelle realtà comunali italiane. Prima di de Magistris, infatti, già il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, aveva parlato dello stesso argomento, facendo sapere di voler prendere tre mesi di tempo per individuare aree non abitate e ben illuminate che, a rotazione, potrebbero essere utilizzate dalle prostitute. Anche se poi, più che un vero quartiere a luci rosse, nel caso di Ravenna, Matteucci ha in mente "aree dedicate" lontane dal centro abitato.


[De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam] 
DAL TOTO-QUARTIERE ALLE POLEMICHE. IL CARDINAL SEPE: "È UN DIVERSIVO". Mentre impazza il toto-quartiere, per capire dove e se sarà localizzata quest'area e, in tanti, pensano a Napoli est, il dibattito sull'opportunità o meno di realizzare questa 'zona a prostituzione controllata' in città può dirsi solo agli inizi. La prima bocciatura è arrivata dalla Curia napoletana. In occasione della festa di Santa Patrizia, copatrona della città partenopea, commentando l'idea l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha parlato di "diversivo". "Non si tratta di chiudere gli occhi di fronte a una realtà non gradevole - ha detto - piuttosto si tratta di tenere gli occhi ben aperti, in maniera onesta e chiara, rispetto a una realtà che merita altra attenzione, altri comportamenti, altre iniziative e altra concretezza". Tra le alternative paventate dal cardinale, la Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, il centro di solidarietà 'Casa di Tonia', "e le tante altre iniziative positive e concrete di vero aiuto che affrontano i problemi. Le luci rosse abbagliano, non risolvono i problemi, ma illudono".


[De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam]  
LA CONTROPROPOSTA DEL CARDINAL SEPE: "CREARE CASE PER RIDARE DIGNITÀ, NON COMMERCIALIZZARE". "Facciamo delle case dove si possa ridare dignità e riabilitare, non commercializzare o pagare una tassa al Comune". È stata poi questa la controproposta al Comune di Napoli del cardinal Crescenzio Sepe che ha sottolineato come sia proprio questa "la strada per combattere anche la criminalità ed è questa la strada sulla quale da sempre opera la Chiesa". Il prelato ha quindi ricordato l'esempio "del compianto don Benzi e dei tanti altri sacerdoti o religiosi che, anche qui a Napoli e nel silenzio, hanno dedicato e dedicano il proprio impegno a questo mondo, che comunque è mondo della sofferenza, è mondo della solitudine, è mondo della mortificazione e del disprezzo del ruolo e della dignità della donna".

I VERDI CON DE MAGISTRIS: "LEGALIZZAZIONE DELLA PROSTITUZIONE UN ATTO DI CIVILTÀ". A favore dell'idea di un quartiere 'a luci rosse' i Verdi campani, per i quali la "legalizzazione e la tassazione della prostituzione a Napoli è un atto e una battaglia di civiltà e modernità". Per il commissario regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il consigliere comunale Carmine, Attanasio si tratterebbe di "un modo per incassare contributi da chi esercita questa professione, per colpire frontalmente la criminalità che gestisce quasi totalmente questo mondo e smantellare l'ipocrisia di chi gira la faccia davanti a un problema che esiste da millenni". "Inoltre - hanno aggiunto - in questo modo chi si prostituisce sarà più protetto, regolamentato e controllato meglio a livello sanitario. Lo stesso discorso vale per i clienti che in questo modo sarebbero più sicuri".

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