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lunedì 29 ottobre 2012

Antonio Ricci: “Le veline fino a dicembre? Decideranno le mie figlie”


Antonio Ricci ha la satira nel sangue, non teme querele e presto potrebbe sostituire le due veline Giulia Calcaterra ed Alessia Reato: a dicembre si riunirà in sessione plenaria con le sue figlie e deciderà se liquidarle e arruolare nuove promesse del mondo dello spettacolo.

E’ un Antonio Ricci esplosivo, sincero ma anche entusiasta del suo operato quello che si è confessato sulle pagine di Visto. Da autore di Beppe Grillo a fondatore del tg satirico più visto d’Italia, Striscia La Notizia, che non teme concorrenza e che raduna ogni giorno 7 milioni di telespettatori dinanzi alla tv. Tra i conduttori spiccano certamente Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, ma negli ultimi anni a prendere il sopravvento è stato soprattutto Michelle Hunziker, la bionda svizzera che con la sua simpatia e con il suo talento ha conquistato la stima e l’affetto degli italiani. Ricci è considerato uno degli uomini più potenti della televisione italiana, certamente il più influente in quel di Mediaset, che può permettersi di criticare tutti, di sparare a zero anche sui politici di turno. Inchieste, scoop e satira pungente sono all’ordine del giorno. Un programma che riesce a mantenere la sua indipendenza grazie agli ottimi ascolti, che si traducono in eccellenti introiti pubblicitari, che garantisce alla rete, puntuale, ogni anno. L’autore di Striscia La Notizia è inondato da querele che di fatto garantiscono lavoro ad avvocati-padri di famiglia:

Abbiamo un ricco stuolo di avvocati che se ne occupano da anni. Anche loro tengono famiglia.

Una satira che colpisce soprattutto i politici ma che rischia anche di promuoverli, come nel caso di Matteo Renzi interpretato alla perfezione da Dario Ballantini:

Dare visibilità può sicuramente aiutare la popolarità di un politico ma non vuol dire che questa si traduca poi in voti [...] Si possono guardare Santoro, Vespa, Floris senza per forza lasciarsi influenzare. 

Striscia quest’anno compie 25 anni ma la sua attività continua imperterrita senza stravolgimenti importanti perchè la satira è rimasta sempre la stessa:

La satira a volte mastica, a volte azzanna, ma è sempre lì pronta a gridare in mezzo alla folla “Il re è nudo”.

Non è stata denudata Striscia La Notizia che dunque non è oggetto di tagli al budget, considerando la grave crisi economica in cui versa tutto il settore editoriale. Il “taglio” ha colpito soltanto il tapiro, ha ironizzato il patron di Striscia:

I tapiri che prima erano di oro massiccio, ora sono solo di gesso pitturato. Mi sembra già un bel risparmio.

L’argomento scottante è però quelle delle veline che da dicembre potrebbero essere cacciate via; secondo i beninformati potrebbero non piacere affatto ad Antonio Ricci, visto che non le ha scelte lui e considerando le polemiche che si sono sollevate negli ultimi mesi:

Non le conosco o quasi. Loro sono in carica fino a dicembre, devo vedere che tipo di ragazze sono, come si comportano, se ce la fanno oppure no. Se non dovessero funzionare, mi riunirò in sessione plenaria con le mie figlie, che hanno molto naso su queste cose, e decideremo indipendentemente da quelle che si sono viste nel tour di Veline. A quel punto saremo noi i giudici assoluti.

Rispedisce al mittente le polemiche sulle veline, non condivide la scelta di Miss Italia di sostituire il bikini con il costume intero alle ragazze e ribadisce il mito dell’eterna giovinezza, ovvero quello delle sue veline. E in tv chi sarà mai la sua preferita? A sorpresa, Virginia Raffaele che non ha esitato a definire grandiosa e bravissima. Un invito “informale” alla corte di Antonio Ricci? Sarà dunque la futura conduttrice di Striscia?

martedì 23 ottobre 2012

Karina e Salvatore si sono lasciati: lei lo ha minacciato con un coltello


uomini e donne,gossip,vip,tv,karina,L’incredibile fatto è stato raccontato da Novella 2000, il settimanale riporta:“Non è più un mistero che tra Karina Cascella e Salvatore Angelucci sia finita. Ma forse in pochi sanno che quando lei ha scoperto che l’ex tronista, padre di sua figlia Ginevra, la tradiva dal mese di marzo, non ci ha letteralmente più visto dalla rabbia. Al suo ritorno a casa pare che Karina lo attendesse con in mano un coltello da cucina e l’aria minacciosa. Il malcapitato Salvatore, pure essendo grande e grosso, non ha potuto fare altro che darsela a gambe levate e scappare dalla sua nuova compagna, la vocalist Irene Coppola.”
Che dire? E’ meglio se il loro rapporto resti sereno e civile, per il bene della figlia Ginevra.

lunedì 22 ottobre 2012

Incredibile: ragazzo spegne le candeline con mossa "shaolin".

Incredibile: ragazzo spegne le candeline con mossa "shaolin". Guarda il video
Veramente stupefancente il modo in cui questo ragazzo riesce a spostare l'aria con le mani, arrivando a spegnere una fila lunghissima di candeline-

Incredibile: ragazzo spegne le candeline con mossa "shaolin". Guarda il video
Incredibile: ragazzo spegne le candeline con mossa "shaolin". Guarda il video





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IPhone 5 e Galaxy S3 dentro un frullatore… Quale si disintegrerà prima? Guardate il Video….

Un video incredibile e divertente sta facendo impazzire il web, con migliaia di visualizzazione in un paio di giorni. Un simpatico signore si diverte a distruggere, inserendoli in un potentissimo frullatore, un iPhone 5 e il Samsun Galaxy S3. L’esperimento vuole dimostrare quale dei due telefonini si disintegra più velocemente e quale invece è il più resistente. Come andrà a finire? Guardate il video caricato su You Tube.

Ragazzina con la barba: a 16 anni non esce più di casa per la vergogna.


PECHINO – Nana ha sedici anni e vive chiusa in casa dal 2010, quando le venne diagnosticata una anemia aplastica che l’ha costretta a lottare prima contro la morte, poi contro l’irsutismo.
Per curare la malattia le sono stati somministrati farmaci con una seria controindicazione: provocano la crescita di peli su ogni parte del corpo, compreso il volto. Così la sedicenne che vive in Cina, nel distretto di Jindong, dopo aver superato la grave malattia, si è ritrovata con le guance ricoperte da una folta barba, come un uomo adulto.
Non va più a scuola, quando arriva qualcuno in casa si copre la faccia con una mascherina, e chiede aiuto per superare il suo problema. Staff di esperti stanno cercando di aiutarla a superare questa condizione che ha trasformato la sua vita.
Non vuole vedere le amiche e si vergogna del suo aspetto. Ha anche smesso di studiare cancellando il sogno dei genitori, agricoltori, di vederla, un giorno, laureata.

Un abito da sposa davvero indimenticabile..per i maschietti

venerdì 19 ottobre 2012

Come usare WhatsApp sul PC

Sicuramente tutti i possessori di smartphone conoscono WhatsApp, un’applicazione per dispositivi mobili che permette di inviare gratuitamente messaggi di testo, messaggi vocali ed anche immagini tra i vari cellulari e smartphone, utilizzando la connessione dati.
Ciò ha di fatto diminuito l’utilizzo di sms dai cellulari, destinandoli ad un repentino declino.
Tuttavia non è presente una versione di WhatsApp per pc, quindi per usare WhatsApp sul pc occorre utilizzare degli emulatori e, installando WhatsApp su questi emulatori, saremo in grado di mandare messaggi ai cellulari e smartphone dei nostri amici direttamente dal nostro pc.

Come-usare-WhatsApp-sul-PC

L’emulatore da utilizzare, e di cui abbiamo già parlato, è Bluestacks App Player, si tratta di un emulatore Android che permette di utilizzare le App Android, ideate per essere utilizzate su cellulari, smartphone e tablet con sistema operativo Android, sul pc su cui è installato Microsoft Windows o Mac.
Quindi innanzitutto occorre scaricare e installare Bluestacks App Player:
Dopo aver avviato Bluestacks App Player, procediamo con l’installazione di WhatsApp.

Installare WhatsApp sul pc

Per installare WhatsApp sul pc bisogna cliccare l’icona della lente d’ingrandimento posizionata nella parte destra della finestra di Bluestacks e scrivere whatsapp nel riquadro di ricerca che apparirà.
Mentre scrivete verranno elencate le applicazioni che soddisfano il criterio di ricerca, cliccate su pulsante Install accanto alla voce WhatsApp Messenger.
installare-whatsapp
Attendete il termine del processo di download di WhatsApp.
download-whatsapp
Una volta completato il download di WhatsApp, verrà installato in automatico e, ad installazione ultimata, comparirà l’icona del programma nella finestra della scheda delle applicazioni installate (My Apps).
scheda-applicazioni
Cliccando sull’icona di WhatsApp verrà visualizzata una schermata di presentazione dove occorre cliccare su Conferma e continua per iniziare la procedura di configurazione.
conferma-whatsapp
Nella schermata successiva viene richiesto di inserire il numero di telefono da associare a WhatsApp, lo stesso numero servirà per effettuare la verifica successiva attraverso sms o messaggio vocale.
verifica-whatsapp
Attendere finché la barra di avanzamento non sarà completata, nel frattempo arriverà un sms con ilWhatsApp Code sul numero di telefono inserito in precedenza.
verifica-sms-whatsapp
Successivamente verrà richiesto di inserire il WhatsApp Code ricevuto via sms.
In caso di verifica sms non riuscita sarà possibile effettuare la verifica vocale per ricevere il WhatsApp Code: basta cliccare sul pulsante Chiamami e riceverete una telefonata che vi dirà ilcodice a 3 cifre da inserire.
verifica-vocale-whatsapp
Terminata la verifica, si può concludere l’installazione inserendo il nome che si vuole far apparire quando si inviano i messaggi ed eventualmente una foto per il proprio profilo.
A questo punto sarete pronti per usare WhatsApp sul pc!


L’apprendimento delle parole inizia da neonati

Il cervello si attiva fin dai primi giorni di vita per memorizzare suoni e parole e ricorda più facilmente le vocali.

L'apprendimento delle parole inizia da neonati.

Già a pochi giorni dalla nascita, il cervello di un bambino è in grado di reagire agli stimoli uditivi provenienti dall’ambiente a lui circostante memorizzando segnali ed informazioni, anche se per breve tempo, attivando quelle regioni cerebrali che negli adulti sono normalmente collegate al recupero di ricordi e dati, ovvero le aree frontali destre. A dimostrarlo sarebbero i risultati di una ricerca recentemente pubblicati da Proceedings of the National Academy of Sciences in un lavoro firmato da Silvia Benavides-Varela e dai suoi colleghi che hanno condotto lo studio presso il Laboratorio di Linguaggio, Cognizione e Sviluppo della SISSA di Trieste.


Lo studio - La ricerca ha coinvolto quarantaquattro neonati in buona salute dei quali è stata monitorata l’attività cerebrale grazie alla topografia ottica, ovvero un metodo non invasivo di spettrografia fNIRS (functional near-infrared spectroscopy) per consentire agli studiosi di visualizzare cosa accadeva nel cervello dei piccoli due minuti dopo che questi avevano ascoltato alcune parole; per la precisione, una sequenza di sillabe prive di senso ma la cui struttura era simile a quella di termini normalmente utilizzati. Scopo dell’osservazione era, non solo comprendere il meccanismo di decodificazione e memorizzazione dei segnali uditivi, ma anche indagare sulle capacità dei bambini di distinguere tra loro suoni foneticamente simili ma non uguali, fatti ascoltare nella seconda parte dell’esperimento.
Le conclusioni - I risultati ottenuti da Silvia Benavides-Varela e dai suoi collaboratori hanno evidenziato come, nella fase del secondo ascolto, nel cervello dei bambini entrassero in funzione i circuiti che interessano le regioni frontali destre ogni qual volta ai piccoli venivano fatte sentire le sillabe già udite in precedenza: in questo senso, dunque, il cervello si comporta esattamente come quello degli adulti, attivando le aree normalmente coinvolte nel processo di recupero delle informazioni. Se, viceversa, si facevano ascoltare sillabe mai udite prima, il fenomeno non aveva luogo. Inoltre, lo studio ha approfondito un aspetto importante dell’apprendimento rilevando come nella memoria dei neonati ci sia una maggiore sensibilità nei confronti delle vocali, anziché delle consonanti, poiché la riattivazione dei ricordi avveniva anche qualora nelle sequenze venivano cambiate le consonanti e le vocali restavano immutate, ma non al contrario. Ad ogni modo la conferma di un assunto da tenere sempre a mente: parlare con i bambini, anche quando immaginiamo che non possano comprendere neanche lontanamente quanto detto, è sempre indispensabile e, soprattutto, dà sicuramente dei buoni frutti per il loro sviluppo cerebrale

Lo scienziato che ha visto il paradiso

Fa discutere la dichiarazione di un neurochirurgo riguardo una sua presunta esperienza di pre-morte che testimonierebbe l’esistenza dell’aldilà.

Lo scienziato che ha visto il paradiso.


“Heaven is Real”, il paradiso esiste. Così titolava la copertina dello scorso numero del settimanale americano Newsweek, un’affermazione certo non di quelle che si sentono tutti i giorni, soprattutto se stampate a caratteri cubitali su una rivista di grande notorietà. Eben Alexander, neurologo della Medical School di Harvard, racconta così in esclusiva la sua presunta esperienza di pre-morte, le cosiddetta NDE (“Neart-Death Experiences”), narrata più in dettaglio in un libro di imminente uscita, Proof of Heaven: A Neurosurgeon’s Journey into the Afterlife (“La prova del paradiso: viaggio di un neurochirurgo nell’aldilà”). Di NDE se ne sente parlare da anni, nello scetticismo generale degli esperti che definiscono queste esperienze niente più che mere illusioni. Loro, quelli che le hanno vissute, giurano trattarsi di autentici viaggi nell’aldilà, di solito raccontato come un luogo di luce raggiunto dopo un percorso all’interno di un lungo tunnel buio. Ora per la prima volta uno scienziato di indubbia professionalità riporterebbe la stessa esperienza.

Il paradiso di Eben Alexander

Cosa ha visto Eben Alexander? “Nell’autunno del 2008, dopo sette giorni di coma durante il quale la parte umana del mio cervello, la neocorteccia, era inattiva, ho sperimentato qualcosa di così profondo da darmi una ragione scientifica per credere nella vita dopo la morte”. Figlio di un neurologo, con 25 anni di esperienza alle spalle, un solido background e una fede cristiana definita non troppo praticante, Eben Alexander sostiene di non aver mai creduto fino ad allora nei racconti di NDE. Svegliatosi un giorno con un profondo mal di testa, nel giro di poche ore venne ricoverato in un ospedale della Virginia per una rara forma di meningite, con poche speranze di sopravvivere in una forma diversa da quella vegetativa. Dopo sette giorni di coma profondo, il risveglio.
Ho sperimentato qualcosa di così profondo da darmi una ragione scientifica per credere nella vita dopo la morte.
Eben Alexander
Ma in quel breve periodo senza alcun segnale cerebrale, Alexander sostiene di aver viaggiato in un’altra dimensione, apparentemente vivida e reale, che lo avrebbe spinto a credere nella possibilità di conservare la coscienza e la consapevolezza di sé anche dopo la morte. Alexander sostiene che i racconti di NDE sono solitamente definiti come illusioni prodotte dal malfunzionamento della neocorteccia. Tuttavia, nel suo caso i rapporti clinici testimoniano che l’attività di quell’area del suo cervello era inesistente per tutto il periodo del coma. La descrizione dell’aldilà è estremamente simile a quella del paradiso della tradizione cristiana: nuvole, un cielo azzurro, esseri volanti simili ad angeli e un canto glorioso proveniente dal cielo. Tra farfalle svolazzanti e paesaggi incantevoli, Alexander incontra una donna bellissima che gli parla senza proferire verbo, assicurandogli che ciò che vede è reale. L’uomo avverte dunque la sensazione di essere amato incondizionatamente e profondamente.

La scienza e le NDE


Il neurochirurgo Eben Alexander.
Dopo essere ritornato nel “nostro” mondo, Eben Alexander si è ripreso completamente, ha abbandonato la sua professione e ha deciso di dedicare il resto della sua vita a comprendere ciò che ha vissuto in quei sette giorni di coma. Un racconto che ha lasciato stupefatti i colleghi e la comunità scientifica, che ha raccolto la storia con scetticismo. Innanzitutto, lascia perplessi la descrizione del neurochirurgo. È noto infatti che persone di culture e religioni diverse descrivono le NDE in modo diverso, a seconda di come l’aldilà sia descritto nelle loro rispettive culture e religioni. L’esperienza di Alexander sembra provenire esattamente dalla rappresentazione canonica del paradiso cristiano. I giapponesi, invece, per dirne una, raccontano nelle loro NDE di trovarsi in un giardino simile a quelli zen.
In generale, i neuroscienziati ci vanno cauti su quello che sappiamo dell’attività cerebrale oltre quello che appare con le tecniche di neuroimaging. Non è detto, cioè, che il cervello sia spento se le risonanze e gli scanner cerebrali non mostrano alcuna attività. Sappiamo che la mente è una cosa diversa dal cervello, qualcosa di diverso dalla somma dei singoli neuroni. È possibile che, anche se la corteccia cerebrale non producesse segnali, la coscienza di Alexander fosse in qualche modo attiva e cercasse di spiegare la propria singolare situazione – assenza di segnali dall’esterno, nessuno stimolo sensoriale – attraverso un’interpretazione proveniente dalla cultura cristiana del neurochirurgo. La tipica esperienza di vedere il proprio corpo dal di fuori, riportata in molti resoconti di NDE, non sarebbe inoltre molto diversa da quella che molte persone vivono in momenti di de-realizzazione, che capitano in periodi di forte stress o di fronte a uno shock che il nostro cervello fatica ad assimilare. Per esempio, quando ci troviamo a vivere una situazione di immediato pericolo di vita o apprendiamo della morte di un nostro caro, ci sembra che la vita che stiamo vivendo non sia la nostra e di assistere all’evolversi degli eventi nei panni di un osservatore esterno. È il modo in cui reagiamo a una situazione inaccettabile, come certo è la consapevolezza di essere in coma o di stare per morire.

Il cervello di fronte alla morte


Un infarto, con conseguente riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello, è inoltre alla base – secondo i neuroscienziati – delle tipiche visioni simili a un tunnel buio al cui termine appare una fioca luce
. Nient’altro che l’effetto di un rapido offuscamento della vista che porta a ridurre il campo visivo della persona colta da infarto. Adrenalina, steroidi, epinefrina e altri ormoni vengono rilasciati nel cervello in prossimità di situazioni di imminente pericolo di vita. Il nostro organismo reagisce al pericolo aumentando il rilascio di neurotrasmettitori che potrebbero essere alla base di quella sensazione di “euforia” che i testimoni di NDE raccontano sovente nelle loro ricostruzioni. Studi neurologici hanno infine dimostrato che nella parte più primitiva del nostro cervello le aree connesse con la memoria a lungo termine e con la reazione istintuale a un pericolo mortale sono molto vicine. Di fronte alla consapevolezza di una morte imminente, il cervello attiva al massimo quelle aree, scatenando anche l’emergere di ricordi a lungo termine. Sarebbe questa la ragione del perché alcune persone scampate da morte certa raccontano di aver vissuto flashback della loro vita, o del perché nelle storie di NDE ci si imbatta spesso in persone care morte da tempo.
Le spiegazioni scientifiche che riconducono le esperienze di pre-morte a cause naturali e per nulla soprannaturali sono dunque numerose. Perché allora uno scienziato, un neurochirurgo, ha finito per convincersi della realtà della propria esperienza, dell’effettiva esistenza di un aldilà? Le spiegazioni potrebbero essere tante. Senza prendere in considerazione quelle più banali – il desiderio di arricchirsi pubblicando un volume di sicuro successo in un paese, gli USA, in cui il 3% della popolazione ha dichiarato di aver vissuto NDE – non è difficile rendersi conto che esiste un desiderio naturale di credere nell’esistenza di una vita dopo la morte, che potrebbe portare anche le persone più razionali a convincersi della verità di ciò che hanno creduto di vedere. Eben Alexander ha davvero visto il paradiso? La scienza non potrà mai dimostrare o smentire l’esistenza di un aldilà, ma studiando ciò che avviene nel cervello di persone in coma potremo saperne di più su quello che davvero succede nella nostra mente.


Morto da un anno, trovato mummificato sul wc

L'anziano uomo è stato ritrovato con la testa appoggiata sul water, coperto di vermi. Il suo corpo ha assunto le sembianze di una mummia.

Morto da un anno, trovato mummificato sul wc.
Ha dell'incredibile la vicenda di cui ci giunge notizia dalla città Belgrado. Milan Dzombic, un serbo di 76 anni, è morto sul water della sua abitazione ed è stato ritrovato, ormai mummificato, ad un anno dal decesso. Il cadavere dell'uomo è rimasto fermo, nella stessa posizione, per tutto tempo. A causa di una perdita al piano sottostante l'appartamento dove viveva l'uomo, i servizi di emergenza hanno ritrovato la salma del 76enne ormai ridotta a una mummia.
È stato uno spettacolo spaventoso” ha riferito Jela Petrovic, 48 anni, vicino di casa dell'anziano signore, il quale ha spiegato che la testa del serbo “era appoggiata al bagno e il suo corpo era marrone e secco come quella di una mummia. C'erano anche i vermi che strisciavano sul corpo e sul pavimento“. Dzombic era un uomo solitario, che non aveva molti rapporti con il vicinato. Non c'è stata alcuna segnalazione, nonostante dall'appartamento provenisse un cattivo odore. L'affitto dell'abitazione è stato pagato regolarmente dall'uomo, poiché il proprietario riceveva la somma con prelievo diretto sulla pensione.