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martedì 19 marzo 2013

L’olio d’oliva, il segreto per dimagrire


Una ricerca delle università di Monaco di Baviera e di Vienna svela quale sia il condimento più efficace per perdere perso


L'olio d'oliva, il segreto per dimagrire
Il segreto per dimagrire? E’ l’olio d’oliva. Grazie al condimento più apprezzato del nostro paese infatti le persone riescono a mangiare meno per il senso di sazietà che le sostanze aromatiche dell’olio d’oliva inducono in noi. Grazie a questo sostanze infatti si ritarda l’assorbimento dello zucchero da parte del fegato.
STUDIO SUL CIBO - La ricerca, condotta da studiosi tedeschi della Technische Universität di Monaco di Baviera (TUM) e dell’Università di Vienna coordinati da Peter Schieberle e Veronika Somoza, pone inoltre molti dubbi sui cosiddetti cibi ‘light’ o ‘low fat’. Lo studio infatti evidenzia come questi cibi non stimolino il senso di sazietà e inducano di conseguenza a mangiare maggiori quantità di prodotto. La ricerca si è svolta in un periodo di tre mesi. All’inizio i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di volontari di mangiare yogurt magro ogni giorno in aggiunta alla propria dieta normale e chiesto loro di aggiungere al prodotto uno tra diversi tipi di oli, come l’olio di semi, il burro, lo strutto o l’olio d’oliva. Confrontando le reazioni dei volontari e’ emerso che coloro che mangiavano lo yogurt con olio d’oliva erano più sazi e avevano nel sangue alti livelli di serotonina, sostanza legata appunto al senso di sazietà.
SEGRETO DELL’OLIO D’OLIVA - Gli esperti hanno scoperto che il segreto dell’olio d’oliva e’ nascosto nelle sostanze aromatiche che lo caratterizzano, come l’esenale. Infatti aggiungendo allo yogurt dette sostanze, di nuovo i volontari si dicono più sazi. Per di più coloro che mangiavano lo yogurt senza aroma ingerivano mediamente ogni giorno 176 chilocalorie in più, mentre coloro che mangiavano quello ‘aromatizzato’ non modificavano il loro introito calorico. Infine i ricercatori hanno cercato di capire come le molecole aromatiche inducano sazietà: le sostanze aromatiche dell’olio, come l’esenale, favoriscono questa sensazione perche’ diminuiscono l’assorbimento degli zuccheri nel sangue così rallentando l’abbassarsi della glicemia. Secondo gli studiosi questa scoperta potrebbe portare allo sviluppo di nuovi prodotti low-fat ma più sazianti.

C’è vita in fondo alla Fossa delle Marianne


Localizzata a Nord-Ovest dell’Oceano Pacifico e ad Est delle Isole Marianne, si trova ilChallenger Deep, ovvero il punto più profondo dei nostri oceani. Il Challenger Deep fa parte di una lunga depressione chiamata Fossa delle Marianne, che prende il nome dalla vicinanza con le omonime isole, a loro volta chiamate così in onore di Mariana d’Austria, vedova di Filippo IV di Spagna. L’ultima rilevazione del 2009, effettuata grazie al robotNereus, indica la profondità di 10.902 m.
Il XX secolo è stato testimone di importanti scoperte proprio su quelle coordinate 11° 21' nord di latitudine e 142° 12' est di longitudine. Diversi scienziati si sono pronunciati e hanno studiato quella parte di oceano cosi profonda e buia, ma decisamente particolare. Questa zona dell’oceano fu scoperta nel 1521 da Ferdinando Magellano.
La fossa è delimitata dall’incontro di 2 placche tettoniche, in una zona di subduzione dove la placca Pacifica si insinua sotto la placca delle Filippine. Forma un arco di circa 1580 miglia nautiche, equivalenti a 2550 chilometri. I primi rilievi effettuati in quel tratto di oceano risalgono al 1899, e indicarono un punto a Sud-Est di Guam con una batimetria di 9660 metri. Per più di 50 anni quello fu il punto più profondo degli oceani, conosciuto come NERO DEEP. Nel 1957, durante l’Anno Geofisico Internazionale, il vascello battente bandiera Sovietica, Il VITJAZ, riusci a misurare una profondità di 11.034 m.Foto2
Ma fu proprio nel gennaio del 1960, esattamente il giorno 23 alle ore 13:06 che, grazie ad un’immersione senza alcun precedente, che il batiscafo TRIESTE II della U.S. Navyraggiunse la profondità segnata a bordo di 11.521 metri, poi rettificata a 10.916 metri. A bordo il Tenente di Vascello Don Walsh e l’oceanografo Jacques Piccard, figlio di un noto fisico, August Piccare. E fu proprio grazie agli studi del padre che il giovane Piccar poco più che ventenne, riusci a costruirsi presso i cantieri navali di Trieste il batiscafo che poi intitolò proprio alla città Giuliana.
Cinque ore per arrivare sul fondo; il batiscafo utilizzava palle di cannone come zavorra e benzina per il galleggiamento. La pressione sul batiscafo sul fondo era di circa 1100 Kg per cm2 (in acqua ogni 10 metri la pressione aumenta di 1 atmosfera, ovvero di circa 1 Kg per cm2). Si seppe solo tempo dopo che un oblò del batiscafo si crinò proprio per la forte pressione.
Dopo nessun uomo è più sceso a quelle profondità. Sono passati più di 50 anni, ma soltanto lo scorso anno (nel 2009 ndr), grazie al NEREUS, vi fu la possibilità di seguire l’intera immersione del sottomarino-robot, guidato da un cavo a fibre ottiche, grazie a delle telecamere installate all’esterno del telaio. Nereus lungo 4.5 metri ha anche la possibilità di raccogliere campioni di rocce e sedimento.
Foto3Da un intervista rilasciata al giornalista Gianni Roghi nel 1960, Jacques Piccard dichiarò <Il fondo è di un fango bianco-grigio…vedevamo attraverso l’oblò di plexiglass accendendo i fari. L’acqua era limpidissima, la temperatura era di 3.5°C, invece all’interno del batiscafo vi erano 8-10°. Rimanemmo sul fondo venti minuti. Fummo inoltre straordinariamente fortunati perché potemmo vedere due animali, un gambero e una specie di sogliola. Quest’ultima potei osservarla per circa un minuto. Non aveva l’aspetto di un pesce abissale (…) ma era proprio come una sogliola comune, lunga una trentina di centimetri, bianca. Nuotava adagio, vicino al fondo, forse in cerca di cibo, poi sparì nel buio, oltre il raggio della nostra lampada>. Questa scoperta ha destato un grande interesse nel mondo dei biologi marini perché mai (…) si era saputo che a tali profondità vivessero animali marini superiori.
Il Tenete di Vascello Don Walsh invece affermò che l’impresa era riuscita ma che la cosa più importante per lui era stata quella di aver avvistato forme di vita ad 11.000 metri di profondità… <Una volta che si scende sotto i 150 metri di profondità, c’è l’oscurità totale. Di solito non c’è molta vita marina a 250 miglia da terra>”.
A ricordo di quella spedizione venne lasciata sul fondale una bandierina americana all’interno di un recipiente di plastica che fu lasciata affondare appena il batiscafo emerse.
Una curiosità è legata all’immersione di Piccard: la famosa casa produttrice Svizzera di pregiati orologi da polso Rolex ancorò allo scafo del Trieste un orologio impermeabile, il primo mai prodotto, che fu così testato nella Fossa. Il giorno seguente la Rolex ricevette un telegramma firmato da Piccard con il seguente testo: <Sono lieto di confermare che anche ad 11.000 metri di profondità il vostro orologio è preciso come in superficie. Cordiali saluti>. Il che assicurò agli orologi svizzeri la fama di orologi adatti a situazioni estreme.

Immagine in alto: Jacques Piccard (di fronte) e Don Walsh (in basso) a bordo del batiscafo Trieste nel 1960

Foto4

Un’immagine del ROV NEREUS che nel 2009 ha raggiunto la profondità di 10.902 metri, raccogliendo parametri ambientali di grande interesse per la scienza

Foto5

Nonostante la mostruosa pressione, alcuni organizmi si sono adattati a vivere perfino lì. Si tratta di colonie di batteri che riescono a sopravvivere a una pressione mille volte superiore a quella a livello del mare. La spedizione che li ha trovati è scesa nella Fossa delle Marianne e in quella di  Kermadec-Tonga, vicino alle isole Fiji. Lo studio è stato complicato dalla necessità di studiarli sul luogo, perché è impossibile che possano sopravvivere in superficie costruiti come sono per un ambiente tanto diverso.
Gli scienziati hanno inoltre scoperto che proprio nelle fosse i batteri si concentrano in numero superiore che nelle acque meno profonde circostanti, che sono quindi veri e proprio “hot spot” d’ell’attività batterica alle grandi profondità. Anche i video girati nel tempo hanno confermato come quegli abissi siano abitati per lo più da microbi, forme di vita più grandi sembrano rare e occasionali

lunedì 18 marzo 2013

Italiana la prima retina artificiale

 E' stata realizzata in Italia e funziona come una microcella solare: e' la prima retina artificiale con materiali organici e biocompatibili. Messa a punto da un gruppo di ricerca coordinato da Fabio Benfenati dell'Istituto Italiano di tecnologia a Genova, e' sulla rivista Nature Photonics. La retina artificiale e' stata testata in laboratorio e gia' si sta lavorando alla sperimentazione animale.Se tutto va bene, dice Benfenati, fra 3-5 anni si potrebbero avere i primi studi pilota sull'uomo.

mercoledì 16 gennaio 2013

Infarto, fragole e mirtilli fanno bene al cuore delle donne

fragole e mirtilli

Fragole e mirtilli, mangiati almeno tre volte alla settimana, riducono del 32% la probabilità che una donna abbia a che fare con un infarto. A giungere a questa conclusione sono i ricercatori dell’Harvard School of Public Health (Stati Uniti) e dell’University of East Anglia (Regno Unito), che hanno condotto uno studio molto ampio sul tema.
Le loro ricerche, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Circulation, hanno infatti coinvolto ben 93.600 donne tra i 25 e i 42 anni di età. Per 18 anni, durante i quali sono stati registrati 405 infarti, le partecipanti hanno compilato ogni 4 anni dei questionari sulle loro abitudini alimentari. L’analisi delle risposte fornite ha svelato le proprietà di fragole e mirtilli. Proprietà che sembrano piuttosto specifiche per i frutti di bosco: nemmeno le donne che, pur mangiando fragole e mirtilli al massimo una volta al mese, hanno una dieta ricca di altra frutta e verdura riescono a ridurre il rischio di infarto tanto quanto quelle che amano questi due frutti.
Gli autori hanno concentrato le loro analisi sui fragole e mirtilli perché, fra i frutti di bosco, sono i più consumati negli Stati Uniti. Tuttavia, gli stessi ricercatori ammettono che anche altri frutti di questo tipo potrebbero avere un effetto simile.
In effetti alla base dell’azione protettiva rilevata ci sono le elevate quantità di flavonoidi (in particolare, di antocianine) caratteristiche di questi frutti, ma riscontrabili anche in altri cibi di origine vegetale, come l’uva e il vino, le more e le melanzane. Non si può, perciò, escludere che anche alcuni di questi altri alimenti possano proteggere dall’infarto.
Ciò che è provato è che le antocianine aiutano a mantenere le arterie dilatate e a contrastare la formazioni di placche che potrebbero ostruirle e che il risultato di queste azioni è proprio la riduzione del rischio cardiovascolare.
Secondo Eric Rimm, responsabile della ricerca,
mirtilli e fragole possono essere facilmente introdotte in ciò le donne mangiano tutte le settimane. Questo semplice cambiamento alimentare potrebbe avere un impatto significativo sulla prevenzione.


Curiosity si prepara a perforare la prima roccia marziana

nasa curiosity prima roccia.jpg
Curiosity si prepara a perforare la prima roccia marziana. Il rover della Nasa, ormai da cinque mesi impegnato su Marte, si sta dirigendo verso una roccia piatta con venature chiare che potrebbero contenere indizi della passata presenza dell'acqua sul Pianeta Rosso.


La roccia scelta si troca in una zona dove la MastCam di Curiosity e altre telecamere hanno rivelato diverse caratteristiche inaspettate, tra cui vene, noduli, doppia stratificazione e un ciottolo brillante incorporato nella pietra arenaria, e forse anche alcuni buchi nel terreno. La roccia scelta per la foratura si chiama "John Klein" in omaggio all'ex vice responsabile del progetto Mars Science Laboratory John W. Klein, morto nel 2011.
Se le analisi preliminare dovessero dare parere positivi, con l'approvazione degli ingegneri della Nasa, Curiosity si avvicinerà ad essa che nei prossimi giorni e la forerà per analizzarla più nel dettaglio attraverso i suoi strumenti. Il rover, prima di raccogliere i campioni di polvere dall'interno della roccia, userò quelli per pulire il trapano. Poi il forerà il masso e ingerirà più campioni che saranno analizzati per conoscerne la composizione chimica e minerale.
Al momento Curiosity si trova all'interno del cratere Gale dove sta cercando di trovare eventuali prove del fatto che Marte possa aver offerto un ambiente favorevole alla vita microbica.
nasa curiosity prima roccia.jpg 1
"La foratura di una roccia per raccogliere un campione sarà l'attività più difficile di questa missione dopo l'atterraggio. Non è mai stato fatto su Marte", ha dichiarato il project manager del Mars Science Laboratory Richard Cook. "Il trapano hardware interagisce energeticamente con materiale marziano che non controlliamo. non ci sorprenderemo se alcuni passaggi del processo la prima volta non andranno esattamente come previsto".
Secondo le prime analisi fornite dallo strumento laser ChemCam, nella roccia sarebbero presenti livelli elevati di calcio, zolfo e idrogeno. "Queste vene sono probabilmente composte da solfato di calcio idrato, come bassinite o gesso", ha detto un membro del team di ChemCam. "Sulla Terra, la formazione di venature come queste richiede acqua che circola nelle fratture."
I ricercatori hanno utilizzato lo strumento Macli per esaminare le rocce sedimentarie nella zona. Alcune sono in pietra arenaria, come il "fiore marziano" recentemente scoperto.

lunedì 5 novembre 2012

SESSO, ADDIO AL MITO DELLO SPERMATOZOO VELOCE: SONO PIÙ EFFICACI QUELLI 'LUMACA'


Novità sulle ricerche in merito al concepimento. La velocità non paga, almeno quando si tratta di riproduzione. Gli spermatozoi 'lumacà sono risultati vincenti rispetto ai rivali 'Speedy Gonzales', in uno studio condotto sul moscerino della frutta (Drosophila melanogaster). Il lavoro, pubblicato online su 'Current Biology', è stato condotto da un team di scienziati fra cui Stefan Lupold della Syracuse University (NY), utilizzando moscerini della frutta geneticamente modificati in modo che le teste degli spermatozoi emettessero una luce fluorescente verde o rossa sotto il microscopio. 
Questo ha permesso agli studiosi di osservare in tempo reale cosa accade all'interno del tratto riproduttivo femminile. «La competizione spermatica è un processo biologico fondamentale in tutto il regno animale, ma sappiamo ancora molto poco su quali caratteristiche permettono ad alcuni esemplari di vincere questa 'garà», dice Lupold. «Questo è il primo studio a misurare la qualità dello sperma in condizioni 'realì di concorrenza, e ci permette di distinguere le caratteristiche importanti in ognuna delle fasi riproduttive». Ebbene, la velocità non paga: gli spermatozoi più lunghi e più lenti sono risultati più bravi a spiazzare i rivali, e meno a rischio di essere espulsi rispetto agli omologhi più agili.

venerdì 19 ottobre 2012

L’apprendimento delle parole inizia da neonati

Il cervello si attiva fin dai primi giorni di vita per memorizzare suoni e parole e ricorda più facilmente le vocali.

L'apprendimento delle parole inizia da neonati.

Già a pochi giorni dalla nascita, il cervello di un bambino è in grado di reagire agli stimoli uditivi provenienti dall’ambiente a lui circostante memorizzando segnali ed informazioni, anche se per breve tempo, attivando quelle regioni cerebrali che negli adulti sono normalmente collegate al recupero di ricordi e dati, ovvero le aree frontali destre. A dimostrarlo sarebbero i risultati di una ricerca recentemente pubblicati da Proceedings of the National Academy of Sciences in un lavoro firmato da Silvia Benavides-Varela e dai suoi colleghi che hanno condotto lo studio presso il Laboratorio di Linguaggio, Cognizione e Sviluppo della SISSA di Trieste.


Lo studio - La ricerca ha coinvolto quarantaquattro neonati in buona salute dei quali è stata monitorata l’attività cerebrale grazie alla topografia ottica, ovvero un metodo non invasivo di spettrografia fNIRS (functional near-infrared spectroscopy) per consentire agli studiosi di visualizzare cosa accadeva nel cervello dei piccoli due minuti dopo che questi avevano ascoltato alcune parole; per la precisione, una sequenza di sillabe prive di senso ma la cui struttura era simile a quella di termini normalmente utilizzati. Scopo dell’osservazione era, non solo comprendere il meccanismo di decodificazione e memorizzazione dei segnali uditivi, ma anche indagare sulle capacità dei bambini di distinguere tra loro suoni foneticamente simili ma non uguali, fatti ascoltare nella seconda parte dell’esperimento.
Le conclusioni - I risultati ottenuti da Silvia Benavides-Varela e dai suoi collaboratori hanno evidenziato come, nella fase del secondo ascolto, nel cervello dei bambini entrassero in funzione i circuiti che interessano le regioni frontali destre ogni qual volta ai piccoli venivano fatte sentire le sillabe già udite in precedenza: in questo senso, dunque, il cervello si comporta esattamente come quello degli adulti, attivando le aree normalmente coinvolte nel processo di recupero delle informazioni. Se, viceversa, si facevano ascoltare sillabe mai udite prima, il fenomeno non aveva luogo. Inoltre, lo studio ha approfondito un aspetto importante dell’apprendimento rilevando come nella memoria dei neonati ci sia una maggiore sensibilità nei confronti delle vocali, anziché delle consonanti, poiché la riattivazione dei ricordi avveniva anche qualora nelle sequenze venivano cambiate le consonanti e le vocali restavano immutate, ma non al contrario. Ad ogni modo la conferma di un assunto da tenere sempre a mente: parlare con i bambini, anche quando immaginiamo che non possano comprendere neanche lontanamente quanto detto, è sempre indispensabile e, soprattutto, dà sicuramente dei buoni frutti per il loro sviluppo cerebrale

lunedì 15 ottobre 2012

Bimba aveva 4 braccia e 4 gambe, ora ha una vita normale


Bihar (India) – Asia

Lakshmi Tatma, bambina di 4 anni è nata con quattro braccia e quattro gambe. La sua storia era stata seguita in tutto il mondo con curiosità e commozione, ed è finalmente giunto a conclusione il suo calvario.
Due anni fa, la piccola Lakshmi fu sottoposta ad una delicatissima operazione da parte di 30 chirurghi, in una clinica privata di Narayana Health City, vicino a Bangalore, per separare da lei la gemella siamese "parassita" che non si è sviluppata completamente (le mancava infatti la testa), separare le colonne vertebrali e "riposizionare" gli organi genitali. 

Una operazione molto costosa (150.000 euro circa), i cui costi furono comunque sostenuti dall'ospedale, e che è andata benissimo. Ora Lakshmi ha una vita normale, va a scuola e fa sport.

La bimba è nata nella povera regione indiana del Bihar, nel giorno in cui si celebra Vishnu, la divinità a quattro braccia.
Proprio per questo in India, la storia di questa povera bimba è ritenuta un miracolo da alcuni, la reincarnazione della divinità indù Vishnu.
Nessuno potrà mai dirci se questa bambina è effettivamente la reincarnazione della divinità indù Vishnu ma sicuramente, dal momento che vive sulla terrà, oggi potrà dire che vive una vita normale con due braccia e due gambe.
Guardate il video. Ora la bimba sta bene.



Titan Arum, il fiore che puzza di carne putrefatta


E' sbocciato il più grande fiore del mondo. Lo si può ammirare in Belgio, al giardino botanico nazionale. L'amorphophallus titanum, nome scientifico della pianta, in natura cresce nelle foreste dell'Indonesia e Sumatra.
Il suo nome inglese è Titan Arum, e con i suoi 75 chilogrammi è il fiore gigante del regno vegetale. Ma le sue particolarità non finiscono qui: il fiore, di un intenso e inquietante color rossosangue, emette un odore veramente rivoltante. I curatori dei giardini raccontano che la scorsa settimana il pollone giallo ha iniziato a gonfiarsi con incredibile rapidità, fino a raggiungere l'altezza di tre metri.
L'enorme fiore dalla forma fallica si è aperto, rivelando il suo interno, e cominciando a riscaldarsi, ha rilasciato un odore pungente descritto dai presenti come una via di mezzo tra l'odore di carne in putrefazione e quello di escrementi. Il bulbo della pianta era stato nutrito con amorevole cura per oltre sei anni, con la speranza di fargli raggiungere il momento della fertilità.
L'odore putrido emanato dal Titan Arum è cruciale per la sopravvivenza del fiore perché rappresenta un messaggio in codice per attirare le api. Quando le api vi si posano, esso si richiude sopra di loro, lasciandole intrappolate fino a che non rilasciano tutto il polline. L'ultima fioritura del Titan Arum coltivato nei Kew Gardens avvenne nel 1996. L'evento attirò una folla di circa 50milapersone.
Il motivo di tanto interesse è dato dalla rarità della sua fioritura lontano dalla sua terra d'origine, Sumatra. Sono pochissimi i luoghi in tutto il mondo dove cresce in coltivazione.
Comunque proprio quest'anno il Titan Arum riceve il premio da record per il fiore più odoroso sulla terra.
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Specchio futuro misurerà temperatura corporea

Tokyo - Giappone

Lo specchio del futuro manderà in pensione il tradizionale termometro: ne è convinto il gigante dell'elettronica giapponese Nec, che ha lanciato un nuovo congegno in grado di misurare la temperatura corporea dal semplice riflesso delle immagini.
Il dispositivo, battezzato dalla NEC con il nome di 'Thermo Mirror', si presenta come un comune specchio da tavolo, e ospita al suo interno lo stesso tipo di sensori termografici a infrarossi usati negli aeroporti per evidenziare segni di febbre nei passeggeri in arrivo.
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giovedì 11 ottobre 2012

10 falsi miti alimentari da sfatare


10 falsi miti alimentari
Non si impara mai abbastanza, su nulla. Anche quando si tratta di alimentazione, meglio non arroccarsi sulle proprie convinzioni, magari errate, e non fidarsi troppo delle “leggende” popolari. Per scegliere la dieta più corretta, con tutti gli strumenti giusti per farlo al meglio, meglio smascherare i falsi miti alimentari più famosi. Ecco un elenco tutto da “gustare”, i 10 miti alimentari da sfatare, con l’aiuto di una vera esperta, la dottoressa Elisabetta Macorsini,nutrizionista e diet coach a Milano.
1. Per concludere il pasto, ottimo il formaggio
Falso. Il formaggio è un alimento particolarmente grasso. E’ una vera e propria “bomba” calorica che, invece di stimolare la digestione, la rallenta pericolosamente.
2. Invece del pane, grissini e cracker
pane e grissini
Falso. Questi sostitutivi del pane, molto spesso, sono “finti” alleati della linea: garantiscono unapporto calorico più elevato rispetto al pane classico. “Meglio concedersi un panino di piccole dimensioni, meglio se integrale, al giorno, piuttosto che buttarsi su grissini & co. per tenere lecalorie sotto controllo” ha osservato la dottoressa Marcorsini.
3. La pasta fa ingrassare
Falso. Croce, ma, soprattutto, delizia per gli amanti della vera cucina mediterranea, la pasta è spesso additata come “origine di tutti i mali”, colpevole di aumenti di peso e grasso in eccesso. In realtà, non è vero, anzi. “La pasta è un elemento prezioso della dieta, complice l’apporto dicarboidrati che fornisce, il consiglio è di non appesantirla con condimenti eccessivi o sughi troppo elaborati, ma di insaporirla con verdure fresche di stagione” ha aggiunto l’esperta.
4. Saltare i pasti per dimagrire
Falso. Saltare i pasti è un’abitudine deleteria, che rischia, invece di far dimagrire, di sortire l’effetto opposto, rallentando il metabolismo.
5. La frutta è un alimento dietetico, da consumare in quantità
Falso. Sicuramente non rientra tra il cibo spazzatura, anzi, ma nemmeno tra i cibi completamente privi di calorie. La frutta dovrebbe essere tra i protagonisti del regime alimentare, ma senza eccessi (1 porzione al giorno), perché è zuccherina, favorisce il gonfiore addominale e può rallentare la digestione.
6. Bando ai grassi
Falso. Sicuramente non devono essere presenti in quantità significative, ma anche i grassi sono sostanze nutritive necessarie che non possono mancare dalla dieta. L’importante è non esagerare, soprattutto con quelli di origine animale.
7. L’ananas brucia i grassi
ananas brucia grassi
Falso. Sarebbe bello se, a colpi di ananas, si potessero annullare gli eccessi alimentari, ma non è decisamente così.
8. La birra fa latte
Falso. Questo è una delle frasi più classiche che si sfoderano in presenza di una donna in dolce attesaper autorizzarla a bere un sorso di birra. In realtà, però, non ha nessun fondamento scientifico.
9. Via libera agli alimenti “light”
Falso. “Light non significa completamente privo di calorie, anzi. I cibi light contengono, mediamente, il 30% in meno delle calorie. E’ importante, quindi, non eccedere” sottolinea la nutrizionista.
10. Pesce, alleato di mente e memoria, grazie al fosforo
Falso. Il pesce fa bene, ma non è ricco di fosforo quanto di pensa. Infatti, ci sono alimenti che ne contengono quantità decisamente superiori, come i legumi o la frutta secca, per esempio.

Rimedi post sbornia

rimedi post sbornia
Che sia una sbornia leggera o una di quelle che difficilmente si dimenticano, quando si esagera con la quantità di alcol assunta, il giorno dopo l’organismo presenta il conto, con una serie disintomi poco piacevoli. Per dimenticare il più velocemente ed efficacemente possibile i postumidelle bevute eccessive, ecco alcuni rimedi post sbornia davvero utili.


La sbornia, le caratteristiche, i sintomi
Termine comune, quanto conosciuto e riconoscibile, sbornia indica uno stato di ebrezza marcato, causato dal consumo di quantità importanti di alcol. Qualsiasi sia la bevanda alcolica prescelta,dal vino alla birra fino ai cocktail superalcolici, l’effetto di una “bevuta” consistente si chiama sbornia e si fa sentire, soprattutto il giorno dopo, con una serie di sintomi tipici.
disturbi provocati dal consumo smodato di alcol sono numerosi e, per entità e caratteristiche, variano da persona a persona. Tra i sintomi più frequenti e altrettanto fastidiosi ci sono: nausea, vomito, mal di testa, problemi di equilibrio, disidratazione, acidità gastrica, disturbi gastrointestinali (mal di pancia, dissenteria), agitazione, stanchezza, occhi rossi, malessere generale, confusione mentale e alitosi.
Rimedi utili post sbornia
Il primo consiglio, quello più efficace, è la prevenzione assoluta, cioè evitare la sbronza, per scongiurarne i fastidiosi postumi. Se proprio non è possibile non consumare alcolici, è importante, almeno, limitarli, preferendo vino e birra in quantità modeste e durante i pasti ai superalcolici.
L’acqua è il primo benefico alleato per contrastare i postumi della sbornia, ma anche per prevenirli o, almeno, alleviarli. E’ l’arma vincente per contrastare la disidratazione, ma anche per facilitare l’eliminazione dell’alcol dall’organismo, attraverso sudorazione urine. Due bicchieri d’acqua abbondanti prima di andare a letto, dopo aver fatto “baldoria” a suon di alcol, e una buona dose di acqua il giorno dopo sono l’ideale.
L’alimentazione giusta può aiutare e parecchio. Via libera a frutta e verdura, utili per ristabilire i livelli di glucosio nel sangue, solitamente messi a dura prova dal consumo di alcol, e per ridare equilibrio al sistema gastrointestinale. Per limitare gli effetti dell’alcol, soprattutto a carico delle pareti dello stomaco, è preferibile mangiare prima di assumere qualsiasi bevanda alcolica. Anche una colazione abbondante e salutare, preferibilmente a base di frutta, fette biscottate o pane e marmellata, il giorno dopo la sbornia, aiuta.
Il miele è un vero toccasana. Infatti, il frutto delle laboriose api aiuta a riprendersi da una serata di bisboccia a base di alcol. Tutto merito, secondo recenti studi in materia, del fruttosiosostanza contenuta nel miele in grado di aiutare l’organismo a metabolizzare al meglio l’alcol e a smaltirne più velocemente gli effetti.
Contro il rossore degli occhi e la sensazione di pesantezza alle palpebre, si può scegliere unamaschera detossinante e rinfrescante. Perfetti, come compagni del riposo post sbronza anche due fette di cetriolo fresche sugli occhi.

Daltonismo: test, cos’è, possibile cura e rilascio patente

daltonismo e possibile fare qualcosa
Il daltonismo è un difetto degli occhi che non permette la giusta percezione dei colori. È una condizione di natura prevalentemente genetica, e prende il nome dal chimico inglese John Dalton che nel 1794 che iniziò a condurre gli studi dopo che lui stesso si rese conto di avere delle difficoltà nel percepire i colori. Il daltonismo si può presentare in forma parziale o completa, ossia: precisamente si parla di deuteranomalia quando la difficoltà riguarda la percezione del colore verde, di protanomalia nel caso del rosso, e di tritanomalia quando la difficoltà riguarda il colore blu-giallo; oppure il disturbo può essere completo e riguardare tutti questi colori.


Le cause e il test per identificare il daltonismo
Come accennato sopra il daltonismo è prevalentemente di natura genetica, ma può essere causato anche da danni ai nervi (precisamente al nervo ottico), agli occhi (in particolare alla retina) e alcervello (della corteccia cerebrale). Quando l’origine è di natura genetica l’alterazione si trova sul cromosoma x, ecco perché i soggetti maschili sono maggiormente colpiti: le donne hanno due cromosomi x ed è molto improbabile che l’alterazione colpisca entrambi, mentre gli uomini ne hanno solo uno e se in questo manca il gene adibito alla percezione dei colori il disturbo si manifesterà di sicuro. A livello dell’occhio il problema risiede nelle cellule presenti nella retina, quando queste non funzionano regolarmente allora si manifesta il daltonismo. Sono circa l’8% gli uomini che soffrono di questo disturbo, mentre per quanto riguarda le donne, la percentuale che ne soffre è pari allo 0,5%. Il daltonismo, come è facile immaginare, è un disturbo che durante l’infanzia crea non pochi problemi nell’apprendimento, nell’autostima, nel socializzare. Ma i problemi continuano anche da adulti, ecco perché sono circa 150 le professioni che i daltonici non possono fare. Per poter diagnosticare il daltonismo oltre alle testimonianze di chi ne soffre (difficoltà e incapacità nel riconoscere i tre colori principali come il rosso, il verde e il blu) si utilizza un test. Quest’ultimo è caratterizzato da una serie di colori e di figure nascoste facilmente identificabili da chi non soffre di daltonismo.
Rimedi e rilascio della patente
Non vi è una cura per questo disturbo ma esistono comunque dei rimedi. L’irregolarità del daltonismo cessa se si utilizzano delle particolari lenti migliorative. Queste sono caratterizzate da uno strato progettato in modo tale da permettere allo spettro della luce (lavorando delle lunghezze d’onda del verde e del rosso) di combinarsi normalmente come avviene in chi vede normalmente. Tra tutti gli svantaggi che i daltonici hanno, molti pensano ci sia anche quello di conseguire lapatente di guida. In realtà non è proprio così: è possibile prenderla ma sempre dopo stretto consiglio e visita medica da parte di uno specialista. La normativa europea ha escluso categoricamente il daltonismo come inabilità alla guida di qualsiasi mezzo. Purtroppo è che in questi casi la disinformazione peggiora le situazioni. Per molti anni si è creduto che il daltonismo fosse una malattia che impedisse a chi ne soffre di svolgere molte funzioni, compreso il guidare. Bisognerebbe revisionare la documentazione scientifica necessaria al conseguimento della patente e, quindi, eliminare dal Codice della strada il riferimento al colore come fattore importante per la guida.

mercoledì 10 ottobre 2012

Studio scientifico svela il segreto di una perfetta notte di sonno


“Aprile dolce dormire” è il detto. Ma per molti una buona nottata di sonno non è così facile da ottenere. Uno studio inglese su 2.000 adulti che dicono di “dormire bene” ha cercato di identificare i “segreti” per avere una buona notte di sonno.
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Quello che succede la sera, prima di andare a dormire, è determinante per il riposo successivo, che spesso è rovinato da attività troppo impegnative che alzano i livelli di adrenalina e rendono così difficile il sonno. Il segreto è dunque quello di rilassarsi prima di andare a letto.
Ecco la “ricetta” per il sonno perfetto, identificata dai ricercatori inglesi:
  • Guardare 1 ora e 46 minuti di televisione, preferibilmente una soap opera o un quiz
  • Parlare con qualcuno per 41 minuti
  • Navigare su internet per 51 minuti
  • Concedersi almeno 2 ore e 7 minuti di riposo dopo aver cucinato, lavato i piatti e pulito
  • L’ultimo cibo prima di andare a letto (la cena) dovrebbe essere consumato esattamente alle 20:29
  • L’ultima bevanda prima di andare a letto (il tè, suggeriscono i ricercatori da bravi inglesi) dovrebbe essere consumata alle 21:10
  • Andare a letto esattamente alle 22:00
  • Leggere per 20 minuti (ma va bene anche navigare su internet con lo smartphone)
  • Addormentarsi alle 22:26
  • Dormire in pigiama
  • Dormire sul lato destro del corpo, meglio se abbracciati da dietro dal partner
  • Svegliarsi alle 6:47, al suono della sveglia

Studio scientifico: la sola anticipazione di interazione con una donna riduce le capacità cognitive maschili


Una recente ricerca ha concluso che le “performance cognitive” degli uomini eterosessuali degraderebbero nel corso dell’interazione con una donna, un fenomeno che è stato spiegato con il fatto che una parte delle risorse mentali sono impegnate allo scopo di fare buona impressione. Questo fenomeno però non si verificherebbe nelle donne quando devono interagire con degli uomini.
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La conclusione è stata approfondita dal Behavioural Science Institute, della Radboud University di Nijmegen, in Olanda, scoprendo che questo si verifica anche quando l’interazione non è “in presenza” (ad esempio, quando un uomo comunica con una donna – o qualcuno che crede una donna – via chat o facebook), ed indipendentemente dalla attrattività della donna.
Non solo, è stato scoperto che anche la sola anticipazione di un interazione, cioè il fatto che un uomo si aspetti di dovere (o poter) parlare con una donna andrebbe ad “abbassare” le capacità cognitive dei maschietti.

lunedì 8 ottobre 2012

Depressione: sintomi, cura, rimedi


Introduzione

Depressione (http://www.flickr.com/photos/87913776@N00/1645381089/)

Tutti, di tanto in tanto, ci sentiamo un po’ tristi o giù di morale, ma queste sensazioni di solito sono temporanee e spariscono dopo pochi giorni. Il disturbo depressivo, invece, interferisce con la vita quotidiana e con l’adempimento dei compiti normali, oltre a provocare dolore sia alla persona colpita sia a chi vive a stretto contatto con lei. Ladepressione è una malattia comune, ma che non va sottovalutata e la maggior parte delle persone che ne soffre deve ricorrere alla terapia per sentirsi meglio.
Molti pazienti affetti non si fanno curare ma la gran parte di essi, compresi quelli affetti dalle forme più gravi di depressione, potrebbero trovare sollievo grazie alla terapia. Ricerche molto approfondite hanno condotto allo sviluppo di farmaci, terapie psicologiche e altri metodi per curare le persone affette da questa malattia invalidante.

Forme depressive

Esistono diversi tipi di disturbo depressivo. Le forme più comuni sono il disturbo depressivo maggiore e il disturbo distimico.
Il disturbo depressivo maggiore, anche detto depressione maggiore, è caratterizzato da una combinazione di sintomi che interferiscono con la capacità di lavorare, dormire, studiare, mangiare e provare piacere nelle attività che prima appassionavano il paziente. La depressione maggiore è invalidante e impedisce alla persona di adempiere normalmente alle sue funzioni. L’episodio può essere unico e verificarsi una volta sola nella vita del paziente, oppure, nella maggior parte dei casi, può ricorrere per tutta la vita.
Il disturbo distimico, anche detto distimia, è caratterizzato da sintomi a lungo termine (due anni o più), ma di gravità minore: i sintomi non sono invalidanti ma possono impedire al paziente di adempiere normalmente alle sue funzioni o di sentirsi bene. Le persone distimiche possono anche soffrire di uno o più episodi di depressione maggiore nell’arco della vita.
Alcune forme di disturbo depressivo presentano caratteristiche leggermente diverse da quelle descritte in precedenza, oppure si possono sviluppare solo in determinate circostanze. Tuttavia i ricercatori non sono tutti concordi sulla caratterizzazione e sulla definizione di queste forme di depressione. Tra di esse troviamo:
  • La depressione psicotica si verifica quando un disturbo depressivo grave è accompagnato da una qualche forma di psicosi, come distacco dalla realtà, allucinazioni e manie.
  • La depressione post parto viene diagnosticata quando la neo-mamma presenta un episodio grave di depressione entro il mese successivo al parto. Si stima che una percentuale variabile dal 10 al 15 per cento delle donne soffra di depressione post parto dopo aver dato alla luce un figlio.
  • Il disturbo affettivo stagionale è caratterizzato dalla comparsa del disturbo depressivo durante i mesi invernali, quando diminuisce la luce solare. Questa forma depressiva in genere si attenua durante i mesi primaverili ed estivi. Il DAS può essere curato efficacemente con la fototerapia, ma circa la metà dei pazienti affetti da questo disturbo non migliorano se la fototerapia è l’unica terapia adottata. Gli antidepressivi e la psicoterapia possono attenuare i sintomi del DAS, o da soli o in combinazione con la fototerapia.
  • Il disturbo bipolare, anche definito psicosi maniaco-depressiva, è meno comune della depressione maggiore e della distimia. Il disturbo bipolare è caratterizzato da sbalzi d’umore ciclici, da un umore estremamente euforico (mania) a un umore molto nero (depressione).

Cause

Le cause specifiche della depressione sono tuttora ignote, come nel caso di molte altre malattie mentali si ritiene che la depressione sia provocata da un insieme di fattori biochimici, genetici e ambientali.
  • Fattori biochimici. Alcune prove ricavate con tecniche di imaging avanzate dimostrano che le persone depresse presentano cambiamenti a livello cerebrale. L’importanza di questi cambiamenti è ancora dubbia, ma alla fine potrebbero aiutare a individuare le cause della malattia. Anche i neurotrasmettitori, le sostanze chimiche che si trovano nel cervello e sono collegate all’umore, potrebbero avere un ruolo nella depressione come, si suppone, gli squilibri ormonali.
  • Fattori genetici. Alcune ricerche dimostrano che la depressione è più frequente tra le persone con famigliari depressi. I ricercatori stanno cercando di individuare i geni che potrebbero essere responsabili della depressione.
  • Fattori ambientali. Anche l’ambiente potrebbe giocare un ruolo causale. Le cause ambientali sono tutte le situazioni della vita difficili da affrontare, come la scomparsa di una persona cara, i problemi economici e il forte stress.

Fattori di rischio

Sebbene non ci siano statistiche precise, la depressione è considerata relativamente comune. Ogni anno, negli Stati Uniti, circa 12 milioni di persone si ammalano di depressione, che supera tutte le barriere di razza, di etnia e di condizione economica: nessuno è immune dal rischio di ammalarsi.
Si manifesta di norma verso i trent’anni, ma può iniziare a qualsiasi età, colpendo praticamente chiunque dai bambini agli anziani. Nelle donne viene diagnosticato il doppio di casi rispetto agli uomini, ma questo può essere in parte dovuto al fatto che le donne si fanno curare più facilmente.
Sebbene la causa precisa sia tuttora ignota, i ricercatori hanno identificato alcuni fattori che sembrano aumentare il rischio di sviluppo o di insorgenza della malattia; tra di essi troviamo:
  • Presenza di famigliari affetti da depressione,
  • Presenza di famigliari che si sono tolti la vita,
  • Eventi stressanti, come la morte di una persona cara,
  • Umore depresso già in giovane età,
  • Malattie concomitanti, come i tumori, le malattie cardiache, ilmorbo di Alzheimer o l’HIV/AIDS,
  • Uso protratto di determinati farmaci, come ad esempio alcuni farmaci usati per controllare l’ipertensione, i sonniferi o, in alcuni casi, la pillola anticoncezionale,
  • Determinati tratti della personalità, tra cui la bassa autostima, la tendenza ad essere dipendenti, l’eccessivo pessimismo o autocritica,
  • Abuso di alcool, nicotina e droga,
  • Aver dato recentemente alla luce un figlio (depressione post parto),
  • Condizioni economiche e sociali disagiate.

Sintomi

Tra i sintomi della depressione troviamo:
  • Perdita di interesse per le normali attività quotidiane,
  • Tristezza o umore nero,
  • Disperazione,
  • Scoppi di pianto senza motivo apparente,
  • Problemi di sonno,
  • Problemi di concentrazione o di attenzione,
  • Difficoltà nel prendere le decisioni,
  • Aumento di peso o dimagrimento non voluto,
  • Irritabilità,
  • Irrequietezza,
  • Tendenza all’insoddisfazione,
  • Sensazione di affaticamento o debolezza,
  • Svalutazione di sé,
  • Perdita di appetito sessuale,
  • Ideazione di suicidio o tentativi di suicidio,
  • Dolori, mal di testa, crampi o problemi digestivi continui che non scompaiono nemmeno dopo essere stati curati,
  • Ansia o sensazione di vuoto continue,
  • Disperazione e/o pessimismo,
  • Senso di colpa, inutilità, e sensazione di impotenza,
  • Perdita di interesse per tutte quelle attività e hobby che prima piacevano (compreso il sesso),
  • Affaticamento e diminuzione delle energie,
  • Difficoltà a concentrarsi, a ricordare i dettagli e a prendere decisioni,
  • Insonnia, insonnia nelle prime ore nel mattino oppure ipersonnia (troppe ore di sonno nel corso della giornata),
  • Perdita di appetito oppure appetito eccessivo.
I sintomi depressivi possono essere estremamente vari, perché persone diverse soffrono di depressione in modi diversi. Ad esempio, un venticinquenne depresso può non avere gli stessi sintomi di un settantenne: per alcune persone i sintomi depressivi sono così gravi da rendere evidente il fatto che ci sia qualcosa che non va ma altri, invece, possono sentirsi genericamente infelici o tristi senza alcun motivo apparente.

Pericoli

La depressione spesso può essere accompagnata da altre malattie, che possono essere precedenti al disturbo depressivo e quindi esserne la causa o, viceversa, possono essere una diretta conseguenza. Si ritiene che i meccanismi che stanno alla base della concomitanza della depressione e delle altre malattie differiscano a seconda del paziente e della situazione. Tutte queste altre malattie concomitanti devono essere diagnosticate e curate.
I disturbi ansiosi, come il disturbo post traumatico da stress (DPTS), il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da attacchi di panico, la fobia sociale e il disturbo d’ansia generalizzato, spesso accompagnano la depressione. I pazienti che soffrono di DPTS sono particolarmente soggetti al contemporaneo insorgere della depressione. Il DPTS è una patologia debilitante che può comparire dopo che il paziente ha vissuto un evento traumatico o che ha causato una sofferenza particolare, come un’aggressione, una calamità naturale, un incidente, un atto terroristico o uno scontro militare. Le persone affette da DPTS spesso rivivono l’evento traumatico sotto forma di flashback, ricordi o incubi. Tra gli altri sintomi troviamo: irritabilità, scoppi d’ira, forte senso di colpa e rimozione dell’evento traumatico dai pensieri e dai discorsi. Durante una ricerca sponsorizzata dall’Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIMH), i ricercatori hanno scoperto che più del 40 per cento delle persone che soffrono di DPTS ha anche sofferto di depressione dopo un mese e quattro mesi dall’evento traumatico.
Anche l’abuso o la dipendenza dall’alcool o da altre sostanze possono verificarsi contemporaneamente alla depressione. In realtà, la ricerca ha evidenziato che la coesistenza tra i disturbi dell’umore e l’abuso di sostanze è un problema molto frequente tra la popolazione degli Stati Uniti.
La depressione spesso coesiste con altre patologie molto gravi, come ad esempio le malattie cardiache, l’infarto, il cancro, l’HIV/AIDS, il diabete e il morbo di Parkinson. Le ricerche hanno dimostrato che i pazienti che soffrono di depressione contemporaneamente a un’altra malattia grave tendono ad avere sintomi di maggior gravità sia per la depressione sia per l’altra malattia, maggiore difficoltà di adattamento alla patologia e maggiori spese mediche rispetto a coloro che non soffrono contemporaneamente di depressione. La ricerca offre sempre più prove a sostegno del fatto che la cura della depressione può migliorare i risultati della terapia per la malattia concomitante.

Diagnosi

La depressione, anche nei casi più gravi, è una malattia curabile nella stragrande maggioranza dei pazienti; come avviene per molte altre malattie più la terapia è precoce maggiore è l’efficacia e maggiori sono le probabilità di prevenire le ricadute.
Il primo passo da fare per ottenere una cura adeguata è quello di andare dal medico: alcuni farmaci e alcune patologie, ad esempio determinati virus o malattie della tiroide, possono causare sintomi uguali a quelli della depressione. Il medico può escludere queste possibilità facendo un esame fisico, chiedendovi ulteriori dettagli e prescrivendovi esami specifici. Se può escludere che la causa sia una patologia organica, il medico dovrebbe valutare le condizioni psicologiche del paziente ed eventualmente indirizzarlo a uno specialista di salute mentale.
Il medico o lo specialista procederà a una valutazione diagnostica completa. Dovrebbe valutare i precedenti famigliari di depressione e farsi descrivere accuratamente i sintomi domandando:
  • quando sono iniziati,
  • da quanto tempo durano,
  • la loro gravità,
  • se si sono già verificati in passato e, in tal caso, come sono stati curati.
  • Dovrebbe anche chiedere al paziente se fa uso di alcool o di droghe e se ha mai pensato alla morte o al suicidio.
Dopo la diagnosi, la persona affetta da depressione può essere curata con diversi metodi. Le terapie più frequenti sono la terapia farmacologica e la psicoterapia.

Cura e terapia

Lottare contro la depressione può essere molto difficile, perchè è una malattia che rende più difficile adottare comportamenti e intraprendere attività che vi potrebbero aiutare a sentirvi meglio. Chiedete al medico o allo specialista com’è possibile migliorare gli stili di lotta alla malattia, e tenete a mente questi consigli:
  • Non complicatevi la vita. Riducete gli impegni obbligatori, se possibile, e datevi tempi ragionevoli per raggiungere i vostri obiettivi.
  • Tenete un diario, in cui esprimete il dolore, la rabbia, la paura o le altre emozioni.
  • Leggete libri che propongono un metodo di auto-aiuto attendibile e parlatene con il medico o lo specialista.
  • Non isolatevi. Cercate di partecipare alle attività normali e di trovarvi regolarmente con la famiglia o gli amici.
  • Prendetevi cura di voi stessi seguendo una dieta sana e dormendo a sufficienza.
  • Partecipate a un gruppo di aiuto per le persone depresse: in questo modo vi metterete in contatto con altre persone che si trovano ad affrontare problemi simili ai vostri.
  • Rimanete concentrati sui vostri obiettivi. La guarigione dalla depressione è un processo graduale. Non perdete la motivazione, tenendo bene a mente gli obiettivi di guarigione. Ricordate che la gestione della malattia e il raggiungimento dei vostri obiettivi sono responsabilità vostre.
  • Imparate le tecniche di rilassamento e di gestione dello stress. Provate le tecniche di riduzione dello stress come la meditazione, lo yoga o il tai chi.
  • Strutturate il vostro tempo. Pianificate la giornata e le attività. Cercate di organizzarvi. Fare un elenco delle cose da fare ogni giorno potrà esservi utile.
  • Non prendete decisioni importanti durante i periodi di depressione grave, perché può darsi che non siate abbastanza lucidi.

Terapia farmacologica

Consulta l’articolo dedicato agli antidepressivi.

Supporto psicologico

Diversi tipi di psicoterapia possono aiutare le persone affette da depressione.
Alcuni programmi sono a breve termine (da 10 a 20 settimane), mentre altri sono a lungo termine a seconda delle necessità del paziente. Entrambi i tipi si sono dimostrati efficaci nella cura della depressione, Insegnando nuovi modi di pensare e di comportarsi si aiuta il paziente a modificare gli stili di pensiero e di comportamento negativi che possono contribuire alla malattia. Questo supporto aiuta il paziente a capire e a elaborare le relazioni personali problematiche che possono scatenare la depressione o aggravarla.
Per la depressione lieve o moderata la psicoterapia può essere la miglior possibilità di intervento tuttavia, nei casi di depressione maggiore o in certi pazienti, la psicoterapia può non essere sufficiente. Le ricerche indicano che nel caso degli adolescenti la combinazione di terapia farmacologica e psicoterapia può essere l’approccio più efficace per curare la depressione maggiore e ridurre la probabilità di ricadute. Analogamente, una ricerca che ha esaminato la cura della depressione negli anziani ha scoperto che i pazienti che hanno risposto bene alla terapia iniziale combinata (farmaci e IPT) avrebbero avuto meno probabilità di ricadute se avessero continuato la terapia per almeno due anni.

Medicina alternativa

Probabilmente vi interessa tentare di alleviare i sintomi depressivi con strategie derivate dalla medicina complementare o alternativa. Tra di esse troviamo gli integratori alimentari e le tecniche mente-corpo.
Ricordate comunque che i prodotti nutrizionali e dietetici non sono regolamentati per legge ed il Ministero della Salute non controlla la loro sicurezza, purezza o efficacia. Quindi non avrete sempre la certezza di cosa state assumendo e della sicurezza del prodotto. Inoltre ricordate che gli integratori alimentari ed erboristici possono interferire con il funzionamento di determinati farmaci con obbligo di ricetta o provocare interazioni dannose che possono far male alla salute. Chiedete consiglio ai medici o al personale sanitario prima di assumere qualsiasi integratore alimentare o erboristico.
Alcuni ricercatori stanno studiando l’efficacia della medicina complementare e alternativa, ma le fonti ufficiali non si sono ancora pronunciate su questo punto. Prima di seguire una terapia di questo genere, accertatevi di aver compreso i possibili rischi e gli eventuali benefici. Le terapie complementari e alternative di solito non sono un buon sostituto di quelle tradizionali.

Integratori alimentari

Esaminiamo brevemente alcuni integratori alimentari usati frequentemente per la cura della depressione:
  • Erba di San Giovanni. Il nome scientifico di quest’erba è Hypericum perforatum. È usata da secoli per curare un gran numero di malattie, tra cui la depressione. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration non l’ha mai approvata per la cura della depressione. L’erba di San Giovanni non è classificata come farmaco, ma come integratore alimentare. In Europa rimane un rimedio popolare per la cura della depressione ed alcune ricerche dimostrano che può essere utile nei casi di depressione lieve o di gravità moderata.
  • Acidi grassi Omega-3. Sono grassi polinsaturi che si trovano soprattutto nel pesce. Tra le maggiori sorgenti di Omega-3 troviamo il pesce grasso, che popola le acque dei mari freddi, come il salmone, lo sgombro e l’aringa. Anche i semi di lino, l’olio di semi di lino e le noci contengono gli acidi grassi Omega-3; se ne trovano anche minime quantità nell’olio di soia e di colza.

Tecniche di connessione mente-corpo

La connessione tra mente e corpo è oggetto di studio da secoli, con la depressione alcuni pazienti soffrono di sintomi fisici, più che di sintomi relativi all’umore. Ad esempio, possono soffrire con frequenza di affaticamento, mal di testa, mal di schiena o dolori di origine non chiara.
Le tecniche mente-corpo hanno lo scopo di migliorare la comunicazione tra la mente ed il corpo: chi pratica la medicina complementare e alternativa ritiene che questi due sistemi debbano essere in armonia per permettere alla persona di essere sana o di guarire.
Tra le tecniche mente-corpo usate per alleviare i sintomi depressivi troviamo:
  • Agopuntura
  • Yoga
  • Meditazione
  • Immaginazione guidata
  • Massoterapia
Come nel caso degli integratori alimentari, bisogna fare attenzione quando si usano queste tecniche. Possono essere meno rischiose, ma se si fa affidamento solo su di esse per curare la depressione, la terapia potrebbe non essere abbastanza efficace. Se per curare la depressione vi rivolgete in primo luogo alle tecniche mente-corpo, ma i sintomi peggiorano o non regrediscono, chiedete consiglio a un medico specialista.

Stile di vita e rimedi fai da te

La depressione di solito non è una malattia curabile con rimedi fai da te, ma in aggiunta alla terapia ci sono alcuni comportamenti che è possibile seguire per stare meglio. Oltre all’approccio professionale vi consigliamo di seguire questi suggerimenti di auto-aiuto:
  • Seguite la terapia psicologica con costanza. Non saltate alcun appuntamento, anche se non ve la sentite di andare.
  • Assumete tutti i farmaci che vi sono stati prescritti. Anche se vi sentite bene, non cedete alla tentazione di saltare una dose di farmaco. Se interrompete la terapia i sintomi depressivi potrebbero ripresentarsi e inoltre potreste soffrire di sintomi da sospensione del farmaco.
  • Documentatevi sulla depressione. Documentarvi sulla vostra malattia potrà rendervi più forti e motivarvi a seguire il programma terapeutico.
  • Fate attenzione ai segnali d’allarme. Lavorate con il medico o con il terapeuta per scoprire che cosa è in grado di scatenare i sintomi depressivi. Elaborate un piano d’azione, in modo da sapere esattamente cosa fare qualora i sintomi si ripresentino. Contattate il medico o lo specialista se notate cambiamenti nei sintomi o nel vostro stato di salute. Coinvolgete i vostri famigliari o amici in quest’opera di monitoraggio dei segnali d’allarme.
  • Fate attività fisica. È stato dimostrato che l’attività e l’esercizio fisico riducono i sintomi depressivi. Fate una passeggiata, una corsa, andate in piscina, dedicatevi al giardinaggio o a un qualsiasi altro tipo di attività che vi piace.
  • Evitate le droghe e l’alcool. L’alcool e le droghe possono peggiorare i sintomi depressivi.
  • Andate al cinema, allo stadio; partecipate ad eventi o attività che vi piacevano prima di ammalarvi. Dedicatevi ad attività religiose, sociali o di altro genere.
  • Ponetevi obiettivi realistici.
  • Suddividete i compiti gravosi in compiti più leggeri, datevi delle priorità e fate quel che potete se ci riuscite.
  • Cercate di trascorrere un po’ di tempo con gli altri e di confidarvi con un amico o un parente fidato. Cercate di non isolarvi e di farvi aiutare.
  • Ricordate che il vostro umore migliorerà con gradualità, e non immediatamente. Non aspettatevi una “liberazione improvvisa” dalla depressione. Spesso, durante la terapia antidepressiva, il sonno e l’appetito inizieranno a migliorare prima che l’umore si sollevi.
  • Rinviate le decisioni importanti, come ad esempio il matrimonio, il divorzio o il cambiamento di lavoro, a quando vi sentirete meglio. Parlate delle vostre decisioni con le persone che vi conoscono bene e hanno una visione più obiettiva della vostra situazione.
  • Ricordate che i pensieri positivi sostituiranno quelli negativi appena la depressione inizierà a rispondere alla terapia.

Come posso aiutare un amico o un parente depresso?

Se conoscete una persona depressa la malattia è qualcosa che vi riguarda da vicino. La prima e più importante cosa da fare per aiutare un amico o un parente colpito è quella di aiutarlo a ricevere una diagnosi e una terapia adeguata, potrebbe essere necessario prenotare una visita al vostro amico o al vostro parente e recarsi con lui dal medico. Inoltre potreste consigliargli di proseguire la terapia, oppure di cercare una terapia diversa se non si verificano miglioramenti nel giro di sei, otto settimane.
Per aiutare un amico o un parente depresso:
  • Offritegli supporto emotivo, comprensione, pazienza e incoraggiamento.
  • Fatelo parlare e ascoltatelo attentamente.
  • Non sottovalutate i sentimenti che esprime, ma indicategli qual è la realtà e offritegli una speranza concreta.
  • Non ignorate in nessun caso i commenti e le osservazioni relative al suicidio; riferitele allo specialista o al medico curante.
  • Invitatelo a fare una passeggiata, a uscire e ad altre attività. Se rifiuta, continuate a provare, ma non costringetelo a fare tutto e subito. Il divertimento e la compagnia sono necessari, ma troppe richieste potrebbero far aumentare la sensazione di fallimento.
  • Ricordategli che con il tempo e una cura adeguata, la depressione guarirà.

Prevenzione

Non esiste un metodo sicuro per prevenire la depressione, tuttavia può rivelarsi utile prendere dei provvedimenti per controllare lo stress, per aumentare la propria capacità di recupero e l’autostima. L’amicizia e l’aiuto degli altri, soprattutto nei momenti di crisi, possono aiutarvi a superare i periodi difficili. Inoltre, iniziare la cura ai primi sintomi del problema, può contribuire a prevenire il peggioramento della depressione. Anche una terapia di mantenimento a lungo termine può contribuire a evitare le ricadute dei sintomi depressivi.

Depressione tra sesso ed età

Donne

La depressione è più frequente tra le donne che tra gli uomini, è probabile che la maggior incidenza nel sesso femminile sia collegata a fattori caratteristici delle donne:
  • biologici,
  • ormonali,
  • psicosociali
  • legati al ciclo di vita.
I ricercatori hanno dimostrato che gli ormoni influenzano direttamente i processi chimici cerebrali che controllano le emozioni e l’umore, ad esempio le donne sono particolarmente vulnerabili alla depressione dopo il parto, quando i cambiamenti ormonali e fisici, insieme alla nuova responsabilità di prendersi cura di un neonato, possono sopraffarle. Molte neomamme soffrono di un breve episodio di “baby blues”, invece altre iniziano a soffrire di depressione post parto, una malattia molto più grave per cui sono necessari una cura efficace e il supporto psicologico. Alcune ricerche suggeriscono che le donne che soffrono di depressione post parto spesso hanno avuto episodi depressivi precedenti.
Alcune donne possono anche essere soggette a una forma grave di sindrome premestruale (PMS), definita a volte disturbo disforico premestruale (PMDD), una patologia causata dagli sbalzi ormonali che di solito si verificano nel periodo dell’ovulazione e in quello immediatamente precedente la mestruazione.
Durante il periodo di transizione verso la menopausa alcune donne sono maggiormente a rischio di depressione, i ricercatori stanno indagando su come gli sbalzi ciclici dell’estrogeno e degli altri ormoni possano influire sulla chimica cerebrale associata al disturbo depressivo.
Infine molte donne si trovano ad affrontare lo stress dovuto alle responsabilità lavorative e famigliari, alla cura dei bambini e dei genitori anziani, alle situazioni di violenza, alla povertà e alle tensioni nel rapporto con il partner. Non è tuttora chiaro perché alcune donne che affrontano grandi cambiamenti inizino a soffrire di depressione mentre altre, sottoposte a sfide simili, non si ammalino.

Uomini

Gli uomini spesso soffrono di depressione in maniera diversa dalle donne e possono avere modi diversi di affrontarne i sintomi. Gli uomini riconoscono con maggior facilità il fatto di essere stanchi, irritabili e meno interessati alle attività che prima piacevano nonché i disturbi del sonno, mentre le donne ammettono con più difficoltà di sentirsi tristi, inutili e/o di provare un senso di colpa eccessivo per qualcosa.
Gli uomini hanno maggiori probabilità di passare all’abuso di alcool o droghe quando si ammalano di depressione, oppure di diventare frustrati, scoraggiati, irritabili e rabbiosi e spesso violenti. Alcuni uomini si buttano a capofitto nel lavoro per evitare di parlare della depressione con i famigliari o con gli amici, oppure iniziano ad avere comportamenti imprudenti o a rischio. Inoltre, anche se negli Stati Uniti la percentuale di suicidi e tentativi di suicidio è maggiore tra le donne, il numero di morti per suicidio è maggiore tra gli uomini.

Anziano

La depressione non fa parte del normale processo di invecchiamento, infatti le ricerche dimostrano che la maggior parte degli anziani si sente soddisfatta della propria vita nonostante i problemi fisici si facciano sentire sempre di più. Tuttavia, quando gli anziani si ammalano di depressione, la malattia può essere sottovalutata perché le persone di una certa età possono manifestare sintomi diversi e meno ovvi e possono essere meno portate a provare o a riconoscere sentimenti di tristezza o di angoscia.
Inoltre gli anziani possono soffrire anche di altre malattie, come problemi cardiaci, infarto e tumori che possono causare sintomi depressivi; inoltre è probabile che assumano farmaci con effetti collaterali che potrebbero contribuire alla depressione. Alcuni anziani soffrono della malattia che i medici definiscono depressione vascolare (anche detta depressione arteriosclerotica o subcorticale ischemica): questa può scatenarsi quando i vasi sanguigni diventano meno flessibili e si induriscono per via dell’età, dando luogo a una vasocostrizione. L’indurimento dei vasi sanguigni impedisce al sangue di raggiungere gli organi, compreso il cervello. Chi è affetto da depressione vascolare può soffrire (o essere a rischio) di malattie cardiovascolari concomitanti o di attacchi cardiaci.
Anche se molti ritengono che le maggiori percentuali di suicidio si registrino tra i giovani, in realtà sono gli anziani bianchi di età superiore agli 85 anni a presentare il rischio maggiore. Molti di essi soffrono di patologie depressive non diagnosticate dai medici, nonostante spesso siano stati visitati nel mese precedente il decesso.
La maggior parte degli anziani affetti da depressione migliora se curata con un antidepressivo, con la psicoterapia o con una combinazione di entrambe . Le ricerche hanno dimostrato che la terapia farmacologica e la terapia combinata sono in grado di ridurre la percentuale di ricadute negli anziani. Anche la psicoterapia, da sola, può riuscire a prolungare i periodi di benessere, soprattutto negli anziani affetti da depressione minore, ed è utile soprattutto per coloro che non possono o non vogliono assumere farmaci antidepressivi.

Bambini ed adolescenti

Bambini e depressione (http://www.flickr.com/photos/zaxl4/99863335/)

I ricercatori ed i medici hanno iniziato a prendere molto sul serio il rischio di depressione nei bambini: le ricerche dimostrano che la depressione iniziata in età infantile spesso continua e ricorre anche in età adulta, soprattutto se non viene curata. La presenza della malattia nel bambino tende a essere indice di patologie più gravi che insorgeranno in età adulta.
Il bambino depresso può:
  • fingere di essere malato,
  • rifiutarsi di andare a scuola,
  • manifestare attaccamento eccessivo a un genitore,
  • aver paura della morte di un genitore
  • essere sempre imbronciato,
  • avere problemi scolastici,
  • essere pessimista e irritabili,
  • sentirsi incompreso.
Questi sintomi possono essere considerati come normali sbalzi d’umore, tipici dei bambini che stanno crescendo, quindi potrebbe essere difficile diagnosticare con esattezza la depressione.
Prima della pubertà maschi e femmine hanno uguali probabilità di soffrire di disturbi depressivi; all’età di 15 anni le ragazze hanno invece il doppio di probabilità dei ragazzi di soffrire di un episodio di depressione maggiore.
La depressione durante l’adolescenza sopraggiunge in un periodo di profondo cambiamento personale: i ragazzi e le ragazze stanno elaborando una propria identità, distinta da quella dei genitori, devono affrontare i problemi legati al genere e all’identità sessuale nascente e si ritrovano a prendere decisioni per la prima volta nella vita. La depressione dell’adolescente spesso insorge contemporaneamente ad altre patologie come l’ansia, i disturbi del comportamento, i disturbi alimentari o l’abuso di sostanze. Può anche far aumentare il rischio di suicidio.
Uno studio condotto su un campione di 439 adolescenti affetti da depressione maggiore ha rivelato che la combinazione di terapia farmacologica e psicoterapia è la migliore opzione terapeutica possibile: altri ricercatori stanno mettendo a punto e testando modi di prevenzione del suicidio nei bambini e negli adolescenti, tra cui la diagnosi precoce e la terapia, e cercano di capire meglio l’ideazione suicidaria.

OVVIAMENTE TALE ARTICOLO DEV'ESSERE SEMPLICEMENTE UNO SPUNTO, UNA MANIERA PER CONOSCERE L'ARGOMENTO. RIVOLGERSI SEMPRE AD UN MEDICO.