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lunedì 24 settembre 2012

Banksy

« Alcune persone diventano dei poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere »


Banksy (Bristol1974 o 1975) è un artista e writer inglese.
È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest, e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona.
Banksy iniziò la sua carriera di artista alla fine degli anni ottanta nella crew "Bristol's DryBreadZ" (DBZ), firmandosi Kato e Tes. Nel 1998 organizzò l'enorme raduno di graffitariWalls On Fire, insieme all'amico di Bristol e leggenda dei graffiti Inkie. Il lungo weekend di eventi richiamò artisti da tutto il Regno Unito e da tutt'Europa, e quest'organizzazione dell'evento pose il suo nome nello starsystem dei graffiti europeo.

Film da guardare assolutamente ;)

Hachiko - il tuo migliore amico - visualizza locandina ingrandita
TRAMA DEL FILM HACHIKO - IL TUO MIGLIORE AMICO: 
Film drammatico basato sulla storia vera di un fedele cane di nome Hachiko. Questo amico molto speciale accompagnava ogni giorno il suo padrone, professore universitario, alla stazione ferroviaria e ritornava a prenderlo quando rientrava dalla giornata lavorativa. Purtroppo il suo padrone un giorno morì di arresto cardiaco mentre era all'università. Hachiko fedelmente ritornò alla stazione il giorno successivo, e ogni giorno per i nove anni successivi, in attesa del suo amato padrone. Con il passare del tempo, durante la sua visita quotidiana, Hachiko tocca la vita di molti che lavorano nelle vicinanze. Insegna così alla popolazione locale l'amore, la compassione e soprattutto l'irriducibile fedeltà. Oggi, una statua in bronzo di Hachiko siede nel suo posto di attesa al di fuori della stazione di Shibuya in Giappone come un ricordo permanente della sua devozione e di amore.

USCITA CINEMA: 30/12/2009
GENERE: Drammatico
REGIA: Lasse Hallström
SCENEGGIATURA: Stephen P. LindseyKaneto Shindô
ATTORI: 
Richard GereJoan AllenJason AlexanderCary-Hiroyuki TagawaErick AvariDavenia McFaddenSarah RoemerKevin DeCosteRobbie SublettDonna SorbelloTora HallstromBates WilderDenece Ryland

IO L'HO VISTO DIVERSE VOLTE ...STUPENDO! VOI?

E al primo colloquio mai toccarsi il naso


Per prima cosa, attenzione ai piedi.
Se sono sotto la sedia e si muovono senza posa, vuol dire che non siete a vostro agio. Una situazione tutto sommato normale, in un colloquio di lavoro. Ma se le caviglie sono incrociate, può esserci qualcosa in più.
Anche le braccia forniscono informazioni preziose: tenerle conserte significa essere chiusi in se stessi. Guai, poi, a toccarsi continuamente il naso o a guardare ripetutamente verso destra: rischiereste di passare per bugiardi.
Insomma, davanti ai selezionatori nulla deve essere lasciato al caso. Perché ormai le tecniche di comunicazione non verbale (cioè quelle che studiano gli atteggiamenti involontari) giocano un ruolo sempre più importante quando si tratta di scegliere il candidato giusto.
I giovani laureati in cerca di assunzione, insomma, spesso e volentieri sono valutati non solo per quello che dicono, ma anche per come si muovono. «Si tratta di considerazioni che forniscono informazioni supplementari, a latere di consolidati strumenti di selezione – spiega Tiziana Siviero, senior consultant di Andros, società di ricerca e selezione delle risorse umane -. Per esempio, una postura contratta rivela una personalità poco proiettata verso gli altri e una sorta di stato di difesa».
E se mettersi sulle difensive durante un colloquio è normale, non bisogna però esagerare: «Tenere braccia o gambe incrociate indica un atteggiamento di chiusura nei confronti del nuovo».
Le cose, però, non sono così semplici come sembrano, avverte Marco Pacori, psicologo esperto di comunicazione non verbale: «Per essere interpretato correttamente, ogni atteggiamento deve essere calato nella situazione che l’ ha originato. Altrimenti si rischia di arrivare a conclusioni sbagliate».
Dello stesso parere è Diego Malerba, director della società di selezione Cegos Search. Che mette in guardia dal rischio di sopravvalutare i messaggi che arrivano dal corpo. «Si tratta di un aiuto molto importante, ma a cui dev’ essere dato il giusto peso – commenta -. Purtroppo ci sono selezionatori che, invece di ascoltare ciò che dice il candidato, osservano solo quello che fa». Anche se poi, ammette Malerba, esistono alcuni comportamenti inequivocabili che rivelano ciò che magari non si vorrebbe dire: «Per esempio, spesso i candidati sostengono il colloquio senza togliersi il cappotto. Così facendo, denotano insicurezza».
Ma quando un neolaureato ha le maggiori probabilità di incappare in questa sorta di giudizio occulto?
In Italia ci sono realtà aziendali molto piccole, dove magari è lo stesso amministratore a decidere le assunzioni, fidandosi del proprio intuito.
Ma esistono anche società grandi e strutturate, che si affidano a consulenti, magari creando ad arte condizioni sfavorevoli. Una pratica che, secondo Pacori, è tutt’ altro che infrequente: «Alcuni selezionatori vengono addirittura preparati in modo che abbiano questo tipo di atteggiamento, ma personalmente non la ritengo una tecnica efficace». Su una cosa, però, sembrano tutti d’ accordo. Ai giovani neolaureati si può dare un solo consiglio: essere naturali. Perché quando è il corpo a parlare, fingere è quasi impossibile.
Bisogna stare attenti a non sopravvalutare i messaggi che arrivano dal corpo: sono un segnale, ma i selezionatori che si basano solo sul «non verbale» e non ascoltano, commettono un grave errore. D’ altro canto ci sono segnali inequivocabili di insicurezza, per esempio quando si affronta il colloquio senza togliersi il cappotto.

I Gesti della Seduzione



Una stretta complice al braccio. Oppure sfiorarlo con i capelli. Tirargli su il polsino della camicia per vedere che ora è.
E per verificare se lui… ci sta. Quanti e quali sono i gesti della seduzione, da mettere in atto con quel nuovo ragazzo alla festa o il collega su cui hai messo gli occhi? E quali sono, all’opposto, i gesti considerati invadenti o prematuri, a rischio di trasformarsi in clamorosi autogol?
Ecco un vademecum preparato con l’aiuto di Marco Pacori, psicologo e psicoterapeuta a Gorizia.
Per Lei: lo hai notato ? Fatti avanti così
• In un locale, staccati dal gruppo (per andare a vedere fuori, o al buffet) facendo, comunque, in modo di passargli accanto. È quella che gli esperti definiscono la “passerella”;
• guardalo senza insistere (lo spaventeresti!), con occhiate “mordi e fuggi”. Se lui è interessato, le tue mosse daranno il la a uno scambio di battute neutre, sul locale o la circostanza; altrimenti, non insistere, perderesti tempo;
• la cosa va avanti? Mentre parlate, metti in atto gesti seduttivi: accarezzati i capelli, leccati le labbra, sfiorati il decolleté, allaccia e slaccia il primo bottone della camicetta.
• dimostragli che non sei aggressiva, adottando un atteggiamento infantile: segnali in questo senso consistono, per esempio, in un auto abbraccio, nel circondarti le ginocchia con le braccia se sei seduta, o appoggiarti la mano sulla guancia;
• spialo senza fartene accorgere: se tende incosciamente a farti da specchio, assumendo le tue stesse posizioni, è già cotto a puntino. Fagli questo test: esegui un piccolo gesto per tre volte: accarezzati i capelli, o toccati il cinturino dell’orologio; se anche lui fa lo stesso (o compie altrettanti gesti più o meno simili), considerala ormai cosa fatta;
• intanto, adesso sarete anche più vicini; sfioragli appena il braccio o accosta il tuo piede al suo: sono segnali che indicano quanto tu stia bene in sua compagnia. E, poi, lasciagli l’illusione di pensare che è stato lui a conquistarti!
Ma NON così!
Ricorda: vuoi sedurlo, vero? Non… farlo scappare! Allora:
• evita le braccia conserte, lo sguardo basso, le gambe accavallate; non stare seduta con la borsa davanti a te, come se fossi in tram; in un locale, non restare con il soprabito addosso, quasi pronta a fuggire;
• no anche ai comportamenti invadenti, non guardarlo troppo fissamente negli occhi con un sorriso malizioso, quasi fossi una maliarda di Beautiful;
• se con voi ci sono altre persone, non dare eccessiva corda, per esempio ridendo troppo alle loro battute o scambiando gesti confidenziali con amiche o amici.
Lui è impegnato? Ecco come capirlo
Se lui ha il cuore altrove, potrai dedurlo dai suoi gesti, evitando imbarazzo per entrambi. Un uomo non intende andare al di là dell’amicizia quando:
• ti guarda apertamente in maniera molto amichevole;
• mantiene una postura rilassata, non si preoccupa di tenere in dentro la pancia;
• ti accarezza paternamente la testa o ti dà pacchette sulla spalla;
• mantiene una postura chiusa, con le gambe accavallate; resta bene appoggiato allo schienale della sedia o del divano e non fa mai gesti speculari ai tuoi;
• evoca la fedeltà coniugale manipolando in modo evidente la fede.
Per lui: conquistala con queste mosse
Stai all’occhio per captare eventuali segnali di disponibilità che ti vengono lanciati;
• c’è una lei interessata? Avvicinati e prova a fare un’avance verbale neutra, come: “Vieni spesso in questo locale?”. No a smargiassate quali: “Sai, ho visto come mi guardavi!”.
• Comincia con minimi gesti soft, come sistemarti la cravatta, il colletto o lisciarti la giacca, per farle intuire che curi il tuo abbigliamento. Lascia sempre le mani ben distanti dalla “zona pantaloni”.
• È sempre più attratta? Arriva a toccarla con dei pretesti, per esempio guardare meglio il suo anello, il braccialetto, toglierle un pelucco dalla spalla. Non sfiorarle ancora il viso; il massimo che puoi osare è toglierle i capelli dalla fronte;
• Attento: toccarle a lungo la mano o tenerla stretta fra le tue è un gesto molto intimo che potrebbe farla mettere sulla difensiva. Così anche sfiorarle le ginocchia se siete seduti, a meno che non indossi i pantaloni.
• Ora che è davvero molto presa da te, ti sarà consentito appoggiarle una mano sul corpo, posandola sul fianco o sulla scapola, dietro la spalla. Solo se vedi che lei accetta il contatto, fatti ancora più vicino e… vai!
… ma evita queste!
Se non vuoi andare incontro a un sicuro flop, corteggiando una donna evita assolutamente di:
• mostrarti troppo spavaldo, ridere sguaiatamente;
• scolarti il bicchiere, mangiare con troppa voracità;
• assumere posture da “macho”, gambe divaricate, pugni sui fianchi, mento proteso in avanti, mani in tasca;
• evocare simbologie falliche, come passare verticalmente un dito sul bicchiere, tenere in mano un giornale arrotolato o la penna sollevata verso di lei.

Vuoi scoprire se il tuo uomo sta MENTENDO?

 I bugiardi possono essere smarcherati e non serve nemmeno la macchina della verità.
“Grazia” qui rivela i trucchi scientificamente restati per controllare l’indice di verità delle sue parole. E se lui ha gli occhi chiari scoprire il suo gioco sarà più facile.

 

In Inghilterra sempre più donne si rivolgono agli investigatori privati per scoprire se i loro mariti o fidanzati le tradiscono.
Ben il 50% della clientela dei detective ormai è femminile: donne in carriera dispuste a pagare fino a S00 sterline a sera. quasi 800 curo, per far pedinare il presunto traditore. O mettere alla prova il futuro marito. Prima di arrivare a tanto, una soluzione c’è: cercare di scoprire la verità utilizzando metodi collaudazi, elaborati da psicologi ricercatori universitari.
Se a parole mentire è facile. non lo è altrettanto con il corpo. Le espressioni del viso, i movimenti involontari e i cambiamenti della voce sono segnali per capire se si tratta di una storia inventata. lndizi che si possono leggere con facilità.
A studiarli non sono solo le donne gelose, ma anche criminologi ed esperti di sicurezza di tutto il mondo. Anzi, dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, l’amministrazione statuinitense sta investendo – come sostiene la rivista americana Time – milioni di dollari in strumenti studiati per rivelare se si sta dicendo la verità.
L’idea alla base degli studi é che le bugie inevitabilmente lasciano un’impronta e cambiano, anche se
solo per un attimo, la struttura del corpo. Tuttavia le teorie in materia sono molto e sempre più spesso in contrapposizione tra loro.
Se avere gli occhi chiari non mentite
Tutti lanciamo segnali involontari, anche chi impara a controllarsi non riesce a frenare certi comportamenti”, dice Marco Pacori, perito del Tribunale di Gorizia e psicologo
specializzato nella comunicazione non verbale. Cioè, nella comunicazione che non usa le parole, ma i gesti e i movimenti.
Come si può capire se le persone mentono? “Ci sono diversi segnali: l’accelerazione del respiro per cui il discorso diventa spezzato l’aumento del battito cardiaco, la diminuzione della gesticolazione. Chi è impegnato a raccontare una frottola di solito non si muove o distoglie spesso lo sguardo”.
Il trucco più efficace sarebbe quello di guardare le pupille: i bugiardi le hanno dilatatespiega Pacori. Bisogna stare almeno a 50 centimetri di distanza, ma se l’occhio è chiaro si vede bene.
Decifrare questi messaggi è difficile, ma c’è chi sostiene che si può imparare. Sul linguaggio corporeo ci sono corsi, come quelli tenuti dal dottor Pacori (www.linguaggiodelcorpo.it), e libri, come quelli scritti dai coniugi Allan
e Barbara Pease, I due psicoterapeuti australiani hanno venduto più di 20 milioni di copie con i loro vademecum, tradotti in 36 lingue. Il loro saggio più recente è “Dove sono i miei calzini? Noi dobbiamo parlare (Sonzogno) che sarà in libreria dall’8 novembre [2010, n.d.r.]
Le micro-espressioni ci possono tradire
Abbiamo scritto in faccia i sentimenti che proviamo. Per leggerli esiste un sistema che classifica i movimenti del volto e li associa alle emozioni.
Lo ha inventato Paul Ekman, psicologo dell’Università della California, e a lungo é stato utilizzato negli aereoporti britannici.
Si chiama Facs, Facial Action Coding System” (Sistema di decodificazione delle azioni facciali) e si basa sul presupposto che i 46 movimenti che ogni volto può fare creano 11 mila “micro-espressioni”.
Dalle quali si può analizzare se é vero o no quella che la persona in esame afferma.
Ekman ha anche condensato i suoi studi in cinque veloci regole per smascherare il disonesto. Che, però, non funzionano se il bugiardo é patologico, cioé molto esperto.
Per prima cosa, bisogna sempre conoscere la persona e i suoi comportamenti per notare le differenze.
Poi, é indispensabile mettarka a proprio agio, indugiare sui particolari della storia e non lasciarsi sfuggire atteggiamenti inusuali.
L’ultimo accorgimento é lasciare sempre una via d’uscita, perché confessi spontaneamente.
Con un avvertimento: mai usare il telefono. Numerose ricerche, infatti, hanno dimostrato che é più facile mentire dall’altro capo del filo.
Secondo uno studio della Cornell University di New York, inoltre, si tende ad essere più onesti comunicando via e-mail che al telefono.
Le tecniche dei professionisti
Gli 007 di professionisti che che cosa fannoi Utilizzano tecnologie all’avanguardia per rilevare la tensione dell’interrogaro quando nsponde alle domande. Gli strumenri, già in uso o in corso di snidio, sono diversi.
Alcuni registrano i mutamenti della voce, della respirazione e del polso (il
poligrafo), altri scansionano l’occhio per misurarne la temperatura (“eye scanner”), altri
ancora analizzano il cervello come ‘elettroencefalogramma (ne misura gli impulsi elettrici)
e la risonanza magnetica (lo fotografa).
Sul numero di febbraio della rivista Radiology sono stati pubblicati i risultati di uno studio dell’Università di Philadelphia: quando mentiamo il cervello “lavora” il doppio.
La risonanza magnetica ha mostrato che le zone cerebrali attive sono 14 se si dice una bugia , 7 in caso di verità.
In Particolare, a essere impegnano è il lobo frontale, associato alla strategia e alla pianificazione.
Tuttavia alcuni studiosi hanno delle nserve: “Puo darsi che la risonanza magnetica
funzioni, ma ho delle perplessità legate alla complessità del comportamento cerebrale
” osserva il professor Marco Strano. Preside dell’Icaa (L’Associazione internazionale degli analisti del crimine) e docente di psicologia investigativa sia all’Università di Palermo che alla Duke University, in America.
Secondo Strano l’applicazione della risonanza in un’aula di tribunale non è praticamente possibile: si tratterebbe di mettere la persona interrogata in un cilindro, all’interno del quale, però, non si possono inserire microfoni.
Da lì l’impossibilità di realizzare un interrogatorio vero e proprio.
L’Icaa, invece, sta lavorando sul poligrado, la cosiddetta “macchina della verità”.
“Insieme all’Smerican Poligraph Association stimo applicando dei miglioramenti come la rilevazione termica di alcune parti del corpo; ma non posso dire di più, perché presenteremo il progetto negli Stati Uniti all’inizio dell’anno prossimo.
Anche sui segnali che tradiscono i bugiardi Strano non è d’accordo: “le teorie di Ekman ormai vengono relativizzate: alcuni gesti, come ammiccare o muovere le mani, possono aumentare o diminuire a seconda della persona. Bisogna ragionare sul comportamento normale per poi capire come si modifica».
Oggi in Italia nessuna di queste tecnologie è usata a livello giudiziario.
In America molte associazioni per i diritti civili protestano per paura che questi strumenti colpiscano la libertà. E criticano la convinzione di poter scoprire la verità con l’aiuto di uno
strumento. Tutto sarebbe più facile se, come ha dichiarato Marlc Frank, collaboratore di Ekman, “succedesse come a Pinocchio”. Ma quella del naso che si allunga è solo una favola!

Lei giocherella con le chiavi di casa? Allora l’hai sedotta


Il corpo dice più delle parole: boom di corsi per decifrarlo
C’è chi ha avuto l’ispirazione dalla serie cult «Lie to me», dove il dottor Carl Lightman, specializzato in psicologia delle emozioni, smaschera i bugiardi. C’è chi ha desiderato essere bravo come Patrick Jane, falso sensitivo, ma autentico genio, protagonista di «The Mentalist».
Abilità difficile la loro, ma davvero utile in tempi che hanno reso sempre più sottile il confine con la menzogna. Tanto utile che si sono moltiplicati (quasi duecento dall’inizio dell’anno) i corsi di «linguaggio del corpo, per studiare gli altri e un po’ anche noi stessi».
Secondo lo psicologo americano Albert Meherabian, il linguaggio del corpo costituisce il 93 per cento della comunicazione umana. Alan e Barbara Pease, autori di «Perché ci vergogniamo con gli occhi e mentiamo con i piedi?», scendono al 65, ma è tanto comunque.
Il corpo è un libro scritto in maniera complicata ma trovata la chiave rivela la dinamica menzogna-verità, giura Roberta Bruzzone, criminologa e profiler. Certo, non è così facile. Altrimenti avrebbero ragione i frequentatori del forum di pokeristi che, in possesso di un paio di buoni libri (come «Segnali del Corpo» di Vera F. Birkenbihl o «L’uomo e i suoi gesti» di Desmond Morris) e del dvd sulla mimica, pretendono di smascherare i bluff e sopperire così alla dolorosa mancanza di una scala reale.
Sì, oggi studiare il linguaggio del corpo serve a vivere. Tanto è vero che gli iscritti ai seminari non sono aspiranti profiler, psicologi e poliziotti. Ci sono molte casalinghe, impiegati, imbianchini, alle prese con gli enigmi della vita. E i professori spiegano che la bocca è il centro del piacere e il naso del dispiacere, che sbattere le palpebre, abbassare gli occhi, mettersi le mani tra i capelli e grattarsi sono segni di stress, che ogni gesto va decodificato, sia a scopo di business che di divertimento.
Tutto questo è raccolto nel manuale di Marco Pacori [I Segreti del Linguaggio del Corpo, n.d.r.], psicologo e psicoterapeuta che si occupa da vent’anni di comunicazione non verbale e di ipnosi per scopi terapeutici. Ne «I segreti del linguaggio del corpo, scopri con uno sguardo chi sta mentendo, chi nasconde qualcosa, cosa gli altri pensano di te» (Sperling e Kupfer) l’autore sostiene che è possibile modificare il proprio comportamento per ottenere reazioni positive.
L’ideale però sarebbe incrociare i dati di un poligrafo (la famosa macchina della verità), quelli di una termocamera (cioè una telecamera che filma le microvariazioni di temperatura del corpo) e di un Voice Stress Analyzer (un microfono collegato a un computer) per sommarli alle valutazioni sulla mimica, sulla postura, sulla circolazione periferica e sulla respirazione profonda. Passando agli esempi: l’aumento del battito delle ciglia, accompagnato dall’immobilità delle mani, è un indicatore di stress e quindi, spesso, di menzogna. Come lo sono i suoni preverbali, gli «ehmmmm» o le lunghe pause che precedono una risposta (su questi elementi ha studiato a lungo Marco Strano, esperto di psicologia criminale).
I segnali che indicano chiaramente che un corteggiamento amoroso ha successo sono pochi, ma netti. Il primo sottolinea lo sguardo. Se si osserva l’altro/a negli occhi per un periodo più lungo di quello dettato dalla cortesia, significa che si è a un buon punto di partenza. Se la donna si sistema l’abito e l’uomo il nodo alla cravatta, se entrambi controllano il portamento vuol dire che le possibilità aumentano. Ma per fare colpo davvero, allora bisogna parlare lentamente e con tono pacato.
È molto importante anche la postura delle braccia che è bene tenere discoste dal corpo e le mani aperte. Ottimo segnale se lui o lei giocherellano con un oggetto: un bicchiere, un mazzo di chiavi, un anello.
Poche speranze, invece, se le ginocchia sono incrociate, le gambe strette e i piedi uniti. Pessimo indizio se anche le braccia sono conserte e le mani stringono una il polso dell’altra. Peggio se coprono il volto. Se poi una ragazza tiene stretta la borsa, quasi ci fosse dentro la sua vita, vuol dire che proprio non si fida. Il corpo ha detto stop.

Labbra, le parole del silenzio


Le ultime battute della famosa romanza “Nessun dorma” della “Turandot” recitano: “…ed il mio bacio scioglierà il silenzio/che ti fa mia”. Che potere quelle labbra! Eppure, è qualcosa che tutti sappiamo: non c’è niente di più intimo, di più coinvolgente, di più profondo di due labbra che si uniscono in un bacio.
Per chi la vive, questa esperienza resterà sempre una magia; ma la scienza ha scoperto, almeno in parte, l’alchimia misteriosa e affascinante dell’attrattiva della bocca umana.
Innanzitutto, fra le specie animali, quella umana è l’unica a possedere labbra estroflesse, nelle quali sporge anche parte della mucosa. Inoltre, questo tessuto è il solo lembo di pelle che abbia un colore diverso dal resto dell’epidermide.
Il perché è presto spiegato. Per l’uomo, comunicare è un bisogno primario, come respirare o mangiare. Possiamo quindi ritenere che la forma e l’estrema mobilità della bocca siano un frutto della selezione naturale: le labbra hanno un colorito rosato e sono estremamente espressive per assolvere ad una funzione sociale.
Uno dei messaggi più importanti della bocca è di natura sessuale.
Le labbra della donna sono generalmente più grandi di quelle del maschio. Ora, a differenza di quanto avviene solitamente per l’uomo, negli altri animali, l’accoppiamento avviene sempre da tergo; e la femmina mostra la sua disponibilità all’atto, esponendo le natiche, spesso più turgide e dal colore più acceso, e parte delle pareti esterne della vagina.
La donna allora avrebbe sviluppato labbra grandi e arrossate per inviare, per analogia, un messaggio erotico: infatti, si è constatato che, nel momento in cui la donna è eccitata, le sue labbra aumentano di volume, assumono una tonalità rossa ancora più intensa e vengono bagnate più di frequente con la lingua: simulano i cambiamenti fisici e la lubrificazione dell’organo genitale. Lo stesso motivo è alla base della ragione per cui le donne dipingono le labbra con il rossetto o ne aumentano lo spessore con il silicone o con il collagene. Ma le labbra, oltre ad aumentare di dimensione, possono anche rimpicciolire: è quanto succede quando si prova una senzazione di collera: in quella circostanza, osserviamo che le labbra si assottigliano; appaiono anche più terree e retratte.
Tutte le emozioni, in realtà, sono distinguibili dalla posizione o dalla forma che assumono le labbra (il ché ne rimarca l’importante valore espressivo). Nella paura sono ritirare e tese agli angoli esterni; nella felicità risultano aperte, con gli angoli tesi e sollevati; nel disgusto sono spinte verso l’alto e sotto il labbro inferiore e facile notare un certo rigonfiamento. Per riconoscere la tristezza è sufficiente rilevare la presenza di un tremolio di questi due lembi. Quando la persona è amareggiata o giù di corda, infine, la bocca assume un aspetto atonico, cadente e gli angoli sono piegati verso il basso.

Louis Corman, uno degli attuali esponenti della fisiognomica (la disciplina che studia i rapporti fra fattezze e personalità), proprio partendo da osservazioni come quelle illustrate, e restringendo il campo di studio, agli aspetti immutabili della morfologia del volto, asserisce che labbra strette, sottili e chiuse sono segno di introversione, riservatezza, diffidenza, avarizia e indisponibilità. Labbra grandi e aperte indicherebbero invece generosità, espansività e sensualità. Che queste correlazioni siano fondate è tutto da provare (dove la mettiamo l’ereditarietà?). Ma sicuramente Corman ha colto quello che è il senso comune: indipendentemente dal fatto che sussistano realmente rapporti come quelli descritti, noi tendiamo ad attribuire a chi mostra quelle caratteristiche facciali gli stessi attributi caratteriali indicati dallo studioso. E’ provato sperimentalmente, ad esempio, che è più facile che estranei che si trovino nella stesso ambiente, inizino una conversazione con chi tiene le labbra socchiuse piuttosto che con chi le tiene serrate. 

Uno dei gesti più comuni che facciamo, coinvolgendo le labbra, è leccarle. Ci passiamo la lingua sulle labbra ogni volta che vediamo o sentiamo qualcosa che giudichiamo gradevole. Quest’azione sarebbe la versione “matura”, generalizzata, stilizzata e parziale dell’atto di suzione dal seno di quando si era bambini. In effetti, la sensazione che proviamo lambendo con la punta della lingua le labbra è molto simile a quella sperimentata succhiando il capezzolo. Leccare, ma anche mordere le labbra, equivarrebbe in altre parole a “gustare” qualcosa che troviamo gradevole (non a caso, parliamo di “notizie ghiotte” o di argomenti per “palati fini”, ecc.), paragonando questo piacere a quello vissuto durante l’allattamento. Non sempre lambire le labbra ha questo significato.
Se il movimento della lingua è un guizzo veloce che percorre in particolare il labbra inferiore, da un lato all’altro è segno di uno stato d’ansia. L’apprensione è infatti accompagnata da una riduzione della secrezione salivare; per cui, ci umettiamo le labbra perché abbiamo l’impressione di sentirle secche, così di riflesso le bagniamo. Spesso tocchiamo le labbra con le dita. Tenere un dito su di esse, specie se la bocca è dischiusa, assume il valore di gradimento.
Quando però poggiamo il pollice in quella regione del volto può però voler dire che ci sentiamo a disagio o tristi e che stiamo “recuperando”, con un abbozzo dell’azione originale, il conforto procuratoci dal succhiarci il “ditone”. Le donne tendono a mettere il dito mignolo sulle labbra più frequentemente delle altre dita. La spiegazione è semplice: si tratta del dito più piccolo; quindi, con quest’atto, non solo segnalano attrazione, ma intendono essere percepite fragili, sottomesse e arrendevoli – in sostanza, il mignolo rimanderebbe al dito di un bambino e questa “rievocazione” farebbe sì che l’intera persona venga pensata come una bambina.
Appoggiare un dito sulla bocca può a volte esprimere anche rifiuto e diffidenza: è questo il senso di quando teniamo il dito trasversalmente sulla bocca chiusa o lo premiamo con forza contro di essa: si può cogliere un’analogia tra questi atti e il segnale stradale di divieto di accesso. Un messaggio affine è dato dal comportamento di spingere con l’indice contro il labbro inferiore: in questo modo si replica parte dell’espressione di disgusto o disprezzo e lo facciamo quando non siamo in condizione di poter manifestare queste emozioni apertamente o quando sostenere la posa delle labbra con i soli muscoli del volto sarebbe troppo faticoso perché il nostro atteggiamento è indirizzato non a una frase o a una scena cui assistiamo, ma ad un discorso o ad una faccenda che va per le lunghe.

Gesti Del corpo




Gesti; espressioni facciali; movimenti delle gambe, del tronco, del bacino, della testa e degli occhi rivelano emozioni e regolano l’interazione verbale …

La cinesica riguarda i movimenti prodotti da una parte del corpo: gli esempi di cinesica più noti sono i “gesti”, ma appartegono a questa classe anche i movimenti del collo, del tronco, del naso (es. un arricciamento), della bocca, dei piedi (ad esempio, pestarsi i piedi, artigliare le dita, sollevare i talloni, ecc)., delle dita o delle gambe, degli occhi.
Buona parte dei movimenti cinesici sono involontari e legati all’emozione che si prova al momento; altri accompagnano il discorso, lo sostituiscono, lo completano: come disegnare nell’aria una siluette di una donna formosa o, nel puntualizzare qualcosa, fare un gesto simile all’Ok, muovendo la mano in verticale.
Alcunii comportamenti cinesici hanno la funzione di regolare il flusso della conversazione; indicano al locutore di ampliare quanto dice, di cambiare discorso, di ripetere, di affrettarsi, di passare la parola, ecc.
Ad esempio, l’interlocutore può annuire e in questo modo da dimostrazione al parlante di essere seguito, se però fa lo stesso gesto velocemente e ripeturamente é come se gli dicesse ” muoviti che voglio prendere il mio turno di conversazione “; spesso in questo caso, per limare l’effetto della sollecitazione ad affrettarsi, l’ascoltatore fa spesso contemporeamente un sorriso.
La richiesta di prendere il turno di conversazione può essere indicata anche da altri comportamenti: prendere fiato, guardare in modo prolungato il locutore, schiudere le labbra e produrre suoni vocali, spostare il busto in avanti, sollevare un dito, ecc.
C’é una stretta relazione tra certi comportamenti cinesici e il modo di parlareo; inoltre, questi segnali, detti regolatori, sono accompagnati da espressioni vocali, detti tratti prosodici, che riproducono il messaggio prodotto con il gesto: ad es. se si alza il tono, le palpebre, la mano o la testa si sollevano. I movimenti di conclusione e le variazioni tonali di conclusione si modificano nello stesso senso: così:
- Chi parla abbassa il tono e un segmento del corpo al termine di una domanda.
- Il locutore aumenta il tono e solleva una parte del corpo al termine di una domanda.
- Nel pronunciare una sequenza di frasi, il parlante tiene in tensione una parte del corpo (ad es. il tronco) e tono ad uno stesso livello finché non ha concluso la prima frase del discorso.
Una sequenza coordinata di frasi (detti tecnicamente “enunciati”) costituisce per lo psicologo Albert Scheflen un Punto Linguistico.
nel realizzare un Punto, la testa, gli occhi vengono mantenuti in una data posizione fino a che l’espressione verbale non é completata; il volto é diretto verso l’ascoltatore e la voce é proiettata verso quest’ultimo.
In questo modo, la comunicazione che definisce la durata del punto, serve anche a selezionare l’ascoltatore; se esistono più ascoltatori la testa non é tenuta rigida, ma oscilla lateralmente come una specie di faro.
Quando chi parola ha terminato l’unità, abbassa la testa o gli occhi o le mani o può giungerle in grembo.
Le unità puntuali sono raccolte in insiemi più ampi: chiamati Posizioni; una posizone é un’unità comunicativa che contempla più attività simultanee: ad esempio, chi parla orienta il corpo intero verso l’ascoltatoree, mentre fa questo può contrassegnare le unità puntuali con movimenti di mani, occhi e testa; nello stesso tempo può orientare le gambe in modo da includere nell’interazione una terza persona.
La Posizione é mantenuta finché il discorso non viene completato: se chi parla viene interrotto mentre intende dire qualcosa iin genere manterra inalterata la posizione del suo corpoindicando così l’intenzione di riprendere il discorso.
Gli atteggiamenti descritti possono anticipare l’intenzione di parlare.
La direzione dello sguardo é modificata in relazione alla struttura della conversazione: ad esempio:
- Si alza lo sguardo brevemente nelle pause grammaticali
- Al completamento delle espressioni si da un’occhiata prolungata
- come già detto, si possono abbassare gli occhi al completamento di una frase.
Mentre il terzo comportamento é un puro gesto di regolazione, i primi due servono a chi parla anche per accertarsi che l’ascoltatore lo segua.
Questi comportamenti non sono intenzionali e, pur se appresi, in una conversazione se ne può percepire l’assenza, ma generalmente non si prende atto della loro presenza.
Tornando ad un discorso più generale, definiamo quali sono le categorie in cui sono suddivisi i segnali cinesici.
Per farlo ci affidiamo alla classificazione messa a punto da due dei più eminenti studiosi sul comportamento cinesico, Paul Ekman e Erik Friesen.
Questi ricercatori propongono cinque categorie:
1) Emblemi;
2) Illustratori;
3) Affect-display (dimostratori di emozioni);
4) Regolatori;
5) Adattatori (auto/etero/oggetto-adattatori).
Analizziamo quindi in dettaglio ogni catoria.
La prima, quella degli Emblemi definisce atti non verbali che hanno una traduzione verbale immediata, conosciuta e condivisa dai membri di un gruppo, di una classe, di una cultura: hanno un significato concordato.
Solitamente la loro funzione è quella di ripetere, sostituire, il discorso che accompagnano.. Gli emblemi possono prendere il posto delle parole qualora non si riesca a parlare a causa del rumore, dalla distanza, da condizioni organiche (mutismo) o dalle convenzioni (ad es. nel gioco dei “mimi”).
Gli emblemi sono prodotti consapevolmente e costituiscono uno sforzo intenzionale e deliberato di comunicare.
Questi gesti sono appresi nell’ambito di una data cultura; a questa classe appartengono il gesto di fare le corna, il battere la tempia per indicare che qualcuno é “tocco”, il ruotare l’indice nella guancia per esprimere l’idea di un cibo particolarmente gustoso e così via.
Dal momento che si tratta di gesti appresi in un dato ambito culturale, bisogna fare molta attenzione quando si usa un gesto codificato in un paese diverso dal proprio: ad esempio, il gesto pressoché universale dell’ok potrebbe suscitare e ire del suo destinatario: infatti, in quella cultura significa “sei omosessuale!”
Gesti Illustratori sono direttamente collegati al discorso e servono ad illustrare ciò che viene detto: solitamente vengono prodotti in contemporaneità con il discorso:
Possiamo distinguere sei tipi di illustratori:
- bacchette: si tratta di movimenti che battono il tempo, accentuando e enfatizzando particolari parole o frasi;
- movimenti ideografici: sono segnali che indicano la direzione del pensiero (ad esempio, muovere la mano davanti alla fronte per esprimere l’idea di esse storditi)
- movimenti deiettici: indicano qualcosa o qualcuno che si trova davanti o attorno a noi;un gesto deittico é puntare con l’indice qualcosa su cui vogliamo richiamare l’attenzione o che é oggetto del nostro discorso
- movimenti spaziali: descrivono una relazione spaziale;così nel descrivere la dinamica di un incidente potremmo far sbattere davanti a noi la punta delle dita tenute unite per rappresentare la collisone delle automobili.
- movimenti cinetografici: sono movimenti che illustrano un’azione del corpo;ad esempio, per esprimere l’idea di avere respinto qualcuno possiamo rappresentalo portando effettivamente le mani davanti a noi e facendo come se se stessimo spingendo
- movimenti pittografici: delineano una silhouette di ciò a cui ci si sta riferendo (ad esempio, quando si traccia una linea curva che va dalla base dello sterno al bacino per indicare una persona sovrappeso).
Gli illustratori sono prodotti in modo consapevole e intenzionale e sono solitamente informativi, nel senso che forniscono un significato decodificato condiviso e collegato all’espressione verbale.
Gli affect-display (o dimostratori di emozioni) sono movimenti dei muscoli facciali e corporei in associazione alle emozioni primarie (Sopresa, Paura, Collera, Disgusto, Tristezza e Felicità, .
Numerose ricerche hanno comunque che le espressioni del viso comunicano in modo efficace ciò che la persona prova in quel momento; mentre i movimenti del corpo fanno capire quant’è l’intensità dell’emozione. E’ possibile, e anche semplice, controllare consapevolmente l’espressione facciale: non sempre, quindi, è una fonte attendibile di informazioni sullo stato emotivo; è molto più difficile, invece, controllare gli affect-display corporei.
Gli affect-display possono essere collegati al comportamento verbale ripetendo, qualificando o contraddicendo un’emozione espressa verbalmente.
Regolatori sono azioni che mantengono e regolano l’alternarsi dei turni di conversazione (cioè dei momenti in cui si prende o si passa la parola) nella conversazione.
I regolatori Sono eseguiti in maniera inconsapevole e abituale, secondo delle regole apprese anch’esse in modo inconscio.
Gli Adattatori sono l’ultima categoria proposta da Ekman e Friesen. Gli autori ipotizzano che tali movimenti siano stati appresi originariamente come sforzo di adattamento per soddisfare bisogni psichici o fisici o per esprimere emozioni atte a mantenere o sviluppare contatti personali.
Nell’adulto questi comportamenti sono messi in atto in forma stilizzata e parziale.
. C’è Alcuni adattatori sono appresi con l’esperienza persona: per questo motivo i significati collegati sono idiosincratici, cioè estremamente personali. l’esecuzione degli adattatori; questi stimoli sono riconducibili ai motivi, alle circostanze, Gli adattatori sono inconsci, legati all’abitudine e privi di intenzioni comunicative.
Si possono distinguere tre sottocategorie: gli “autoadattatori”, gli “eteroadattatori” e gli “oggettoadattatori”. Gli “autoadattatori” sono movimenti prodotti sul proprio corpo; un adattatore molto noto eè il portare la mano alla bocca. Gli “eteroadattatori” sono eterodiretti, cioè sono indirizzati verso un’altra persona. Gli “oggettoadattatori” riguardano un’azione prodotta su oggetti a portata di mano.

CNV (comunicazione non verbale)

Approfondimento:


Quando si parla di comunicazione non verbale una delle obiezioni più comuni al significato e al valore dei gesti involontari é che si assume una data posizione perché é comoda, o ci si sfrega il naso perché prude, ci si lecca le labbra perché sono secche e via dicendo.
In effetti, sarebbe strano se uno si sfregasse le narici se non provasse un fastidio o modificasse la sua postura se non fosse scomodo.
Queste sensazioni sono reali, ma il particolare che sfugge a chi le vive è che si producono in assenza di un quasivoglia stimolo esterno.
In sostanza, se durante una conversazione ci pizzichiamo il naso o se incrociamo le braccia è molto probabile che ci sentiamo infastiditi o seccati.
Quando facciamo azioni come queste infatti stiamo reagendo ad uno stimolo emotivo e di solito la sua origine é legata all’interazione o al dialogo: può trattarsi così di una parola o di un commento del nostro interlocutore, o anche della sua stessa presenza.
Certo, queste forme di reazioni sono di per se assurde e prive di senso, ma sono provocate da una regione del cervello, preposta all’elaborazione dell’emotività, che fa una valutazione sommaria e grossolana.
Spetta, in un secondo tempo (ma parliamo di frazioni di secondo) alla corteccia (l’area evoluta) a mettere delle pezze alle risposte più inadeguate o sproporzionate.
Il diverso “ragionamento” delle due aree cerebrali si risolve in un “pari e patta” che consiste in genere nell’esecuzione di un frammento della reazione (ad esempio, orientare il piede verso una porta quando si prova l’impulso a scappare) o di un ‘atto simbolico (spezzare un gessetto invece di rompere la faccia a qualcuno).
Più avanti daremo un nome a queste strutture e vedremo più precisamente come interagiscono.
Tutti ricorderanno Fantozzi che si passa vistosamente la lingua sulle labbra quando incontra la signorina Silvani.
Sebbene in maniera più moderata, tutti noi facciamo quest’azione quando vediamo o sentiamo qualcosa che ci piace.
Umettarsi le labbra é un’azione legata all’ eccitazione sessuale; quando siamo coinvolti sul piano sessuale le labbra inturgidiscono e diventano particolarmente sensibili ed “erogene”; leccarle diventa così una sorta di soddisfazione autoerotica.
Se in questa situazione il gesto ha una suo motivo d’essere, non così in altre circostanze in cui pure lo eseguiamo: se siamo attratti dalla fisica quantistica o dai viaggi esotici, possiamo comportarci infatti come se lo stimolo fosse sessuale.
Questo avviene per un processo chiamato generalizzazione della risposta: in altre parole, estendiamo quel tipo di reazione a tutte le stimolazioni che ci procurano eccitazione.
Del “ragionamento” descritto è responsabile in “prima persona” la struttura arcaica del cervello cui abbiamo accennato e che si chiama amigdala.
L’amigdala é una sorta di “cervello primordiale”, nato con lo scopo di preservare l’ organismo dal pericolo e a farlo con prontezza.
Si tratta di una sorta di archivio dei comportamenti d “stimolo-risposta”: in soldoni, potremmo paragonarla ad uno schedario; ogni volta che uno stimolo esterno perviene a questa struttura, l’amigdala fa una ricerca nei suoi “file”; se l’evento (o per lo meno qualcosa che gli assomiglia) é schedato, l’amigdala “parte in quarta”.
Dato che la reazione deve essere immediata (pena un possibile danno), la valutazione é, come detto, piuttosto generica e segue il principio della somiglianza: in altre parole, se lo stimolo presenta delle similitudini con qualcosa di pericoloso, la reazione si innesca.
Naturalmente, un giudizio così “sommario”, porta spesso al fatto che la risposta si riveli sproporzionata o inappropriata e così l’amigdala finisce con il prendere fischi per fiaschi.
Detto altrimenti, questa parte si comporta allo stesso modo sia che lo stimolo sia l’ aggressione di una belva feroce, sia che si tratti della sfuriata del capoufficio.
Per quanto questa regione sia nata con lo scopo di “tenere a bada” gli eventi pericolosi, il suo ambito d’azione si é esteso a tutte le cose che provocano un’alterazione emotiva; anche se piacevole.
Se fossimo tutt’amigdala, il nostro comportamento sarebbe scriteriato e irrazionale; invece, subito dopo la reazione viene soffocata dalla seconda area che riceve il messaggio, la corteccia prefrontale.
Una volta però che la prima risposta è messa in moto, non si può semplicemente inibirla; per cui ciò che osserviamo è un «compromesso» tra l’impulso iniziale e l’azione soppressiva della corteccia prefrontale; così se l’impulso iniziale era la fuga, ma lo stimolo è semplicemente un colloquio di lavoro o un esame universitario, potremmo schiarirci la voce (per ovviare allo strozzamento della faringe e della laringe dovuto all’ansia), lanciare lo sguardo più volte all’uscita o se siamo seduti, mettere le mani sui braccioli e portare il busto in avanti come per alzarci e via dicendo.
Uno stato di attivazione emotiva innesca una parte del Sistema nervoso autonomo (il sistema di nervi che parte dal midollo spinale e che innerva ghiandole, cuore, polmoni e visceri) detto simpatico.
L’attivazione del sistema simpatico mette l’organismo in condizione di fronteggiare uno stress; così, il cuore batte più veloce, la respirazione accelera, il sangue viene ritirato da pelle, visceri e sistema digestivo e portato a muscoli e cervello.
Quando questo accade, possiamo osservarne le conseguenze: ad esempio, possiamo notare che le pulsazioni della giugulare sul collo accelerano oppure che il nostro interlocutore comincia a sbattere più velocemente le palpebre e così via.
Un’altra parte del cervello che è coinvolta nelle reazioni non verbali è l’Ipotalamo: da qui vengono regolati sia i comportamenti sessuali sia quelli alimentari.
Una struttura dell’ipotalamo intensamente coinvolta nei comportamenti detti di gradimento (sporgere le labbra, orientare il corpo verso l’interlocutore, sollevare un piede e altri), é il cosidetto circuito del piacere e in particolare il nucleo accumbens.
Questa regione fa “uso” di un particolare neurotrasmettitore detto dopamina.
La dopamina é il mediatore chimico che accompagna le sensazioni di piacere e che etichetta un evento come qualcosa che conduce al piacere; cioè é responsabile di quello che definiamo “desiderio”.
La dopamina accompagna il piacere sessuale, il senso di appetito e induce la ricerca della “dose” in chi fa uso di stupefacenti.
In sostanza, quando produciamo un atto di gradimento (inclinare il busto in avanti, dilatare le pupille, tenere un dito vicino alla bocca, ecc.) guardando o ascoltando qualcosa avviene un rilascio di dopamina nel nucleo accumbens; questo significa che lo stimolo che l’ha provocato suscita lo stesso tipo reazione biochimica che ha la droga su chi é tossicodipendente.
Il nostro cervello é diviso in due metà con funzioni e specializzazioni in parte diverse; nell’esecuzione e nella comprensione del linguaggio del corpo interviene soprattutto l’Emisfero destro della corteccia cerebrale; chi è maggiormente «sintonizzato» con questo emisfero (come le donne, in generale) è più abile nel gestire e capire il comportamento non verbale; specie per quanto riguarda atti più complessi, come passarsi la mano fra i capelli, mettere le mani sui fianchi o accarezzare un parte del corpo o un oggetto.

Le espressioni facciali



Il nostro volto é una macchina estremamente sofisticata e complessa che ha come funzione primaria quella di comunicare delle emozioni.
Il primo studioso che ha posto l’accento sul valore emotivo delle espressioni facciali è stato Charles Darwin, l’ideatore della teoria dell’evoluzione.
Questo biologo sosteneva che molte delle espressioni facciali, delle emozioni, fossero state selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente cioè servissero a comunicare qualcosa – lo stato interno di una persona che, senza bisogno di parole, trasmette agli altri come si sente in quel momento: triste, felice, timoroso e via dicendo -: tutto ciò ha un valore sul piano personale e sociale; ad esempio la paura è un’emozione che segnala in genere un pericolo, e quindi è utile comunicarla ad altri membri della stessa specie.
In tempi attuali, le osservazioni di Darwin sono state approfondite e sviluppate dallo psicologo americano Paul Ekman.
Ekman ha esaminato migliaia di espressioni facciali e ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione.
Gli atteggiamenti del volto osservati da questo ricercatore anche all’interno di culture molto diverse. Per esempio anche in un gruppo della Nuova Guinea, di cultura primitiva, le espressioni facciali che gli individui esibiscono quando provano un’emozione sono identiche a quelle mostrate da chi vive nel mondo occidentale.
Si è così appurato che la mimica di rabbia, disgusto, felicità, tristezza, paura e sorpresa sono uguali dappertutto.
Probabilmente, puntualizza Ekman, si tratta di comportamenti che hanno radici biologiche e che quindi non hanno bisogno di essere appresi per manifestarsi.
Grazie agli studi sulle espressioni facciali è stato possibile arrivare ad una descrizione particolareggiata di questa mimica, accorgendoci che può essere estremamente complessa e raffinata; alle volte, nel giro di pochi secondi, possono “affacciarsi” sul volto delle “pose” di cui, normalmente, ci si accorge a malapena dato che sono estremamente brevi.
In altri casi, le emozioni possono dare luogo a delle espressioni soffocate; in cui, l’atteggiamento della faccia viene inibito e quindi si osserva solo un “brandello” della mimica.
Le espressioni del volto sono spesso complesse e ambigue; questo accade soprattutto perché provengono da un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità; a volte, contemporaneamente.
Le espressioni vere, sentite, attivano il movimento spontaneo di alcune regioni muscolari del volto; è possibile simularle, ma in modo, in genere, non convincente.
Quelle false invece sono intenzionali e comportano l’innesco volontario di una “maschera”: servono, in questo caso, a nascondere ciò che si prova veramente o a mostrare qualcosa che non si sente.
In linea di massima, è più facile fingere emozioni positive che negative: la maggior parte delle persone trova infatti molto complicato imparare a muovere volontariamente i muscoli che sono necessari per fingere realisticamente dolore e paura; mentre é più facile assumere l’atteggiamento della rabbia e del disgusto.
Nel suo libro, I Volti della Menzogna, Ekman elenca almeno tre chiavi di lettura per stabilire che un’espressione non sia genuina e sincera: asimmetria dell’espressione nei due lati del volto, scelta sbagliata dei tempi di innesco e “disinnesco” della mimica facciale, errata collocazione dell’espressione nell’interazione
Asimmetria: in una espressione facciale asimmetrica, le stesse azioni compaiono identiche nelle due metà del viso, ma sono più intense su un lato rispetto all’altro.
Una spiegazione di questo fatto risiederebbe nel fatto che l’emisfero cerebrale destro sia più specializzato del sinistro nell’elaborazione delle emozioni: dato che l’emisfero destro controlla gran parte dei muscoli della metà sinistra del viso e il sinistro quelli della metà destra, le emozioni osservano con maggiore intensità sulla parte “mancina” del volto.
Se al contrario, è il lato destro a mostrare un certo atteggiamento in modo più marcato, possiamo presumere che l’emozione non sia sentita davvero.
Tempo:. Le espressioni “tirate” (che durano, cioè più di 10 secondi) sono probabilmente false: la mimica che esprime emozioni autentiche non resta sul viso più di qualche secondo. Se la sorpresa è genuina, poi, tutti i tempi, di attacco e di stacco, sono brevissimi: in genere si tratta di qualche secondo.
Collocazione nel discorso: Se qualcuno finge di arrabbiarsi e dice ad esempio “ti metterei le mani addosso”; per accertare che la minaccia sia vera, dobbiamo fare attenzione alla mimica : se i segni di collera nell’espressione facciale vengono dopo le parole, la persona non è poi così adirata come vorrebbe far credere.
Come regola, vale l’assunto che le espressioni del viso non sincronizzate coi movimenti del corpo costituiscono probabili indizi di falso.