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venerdì 31 agosto 2012

Giochino

Leggi il testo seguente UNA VOLTA e mentre lo leggi conta quante F ci sono.
(Il testo è in inglese, ma non ha assolutamente importanza)
Ok, scorri sotto per vedere il testo




FINISHED FILES ARE THE
RESULT OF YEARS OF SCIENTIFIC
STUDY COMBINED WITH THE
EXPERIENCE OF YEARS





fatto? Leggi quanto segue soltanto se hai contato!









Hai davvero contato?







Quante? Tre?






























Sbagliato! Sono sei, davvero. Riconta e poi leggi sotto.

Una spiegazione semplice: il cervello non riesce a registrare OF. 
Incredibile, non ti pare?
Quelli che ne contano sei di colpo sono geni, oppure barano.
Tre è normale, quattro strano, figuriamoci cinque.

Obeso obbliga passeggero a fare in piedi volo di sette ore.


Un uomo d’affari americano sta valutando se chiedere un risarcimento alla compagnia aerea dopo che ha dovuto stare in piedi per tutto il viaggio da Anchorage a Philadelphia – sette ore di volo.
L’uomo, il 57enne Arthur Berkowitz, infatti, ha avuto la sorpresa di trovarsi un vicino di sedile di circa centoottanta chili, che gli ha reso impossibile stare seduto al suo posto.
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Era una persona molto cordiale, ed era dispiaciuto dell’inconveniente che si stava creando. Ma il fatto è che ha occupato metà del mio sedile, e metà di un ragazzo che si è trovato schiacciato sul finestrino.”, ha raccontato Berkowitz, che ha aggiunto “ho fatto presente alle hostess che una cosa del genere è inaccettabile e pericolosa”. Le hostess però non hanno potuto trovare soluzioni, perché i posti erano al completo ed il regolamento vieta di mettere a disposizione i posti degli assistenti di volo. Arrivati a destinazione, a Berkowitz è stato concesso un buono sconto di 200 dollari, sugli 800 dollari del biglietto.
Il problema dell’obesità è particolarmente vivo negli USA, con compagnie aeree e trasporti pubblici che stanno pensando di obbligare i passeggeri più ingombranti ad occupare (e pagare) due posti.

Le donne mentono sulle diete 468 volte all’anno


Secondo uno studio commissionato da Timex, le donne mentirebbero 468 volte all’anno sulle diete, circa nove volte alla settimana.
La bugia più frequente è “ne ho mangiato solo una piccola porzione”, dopo avere mangiato un piatto abbondante. Altre bugie sono “mi concedo qualche dolcetto solo raramente” oppure “penso di mangiare leggero stasera”.
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Lo studio non approfondisce però del tutto il perché di queste sistematiche bugie: si potrebbe pensare che per alcune donne “essere a dieta” è una sorta di status da vantare con amiche e colleghe.
Un’altra ipotesi è che le donne tentino di auto-convincersi di rispettare rigorosamente la dieta perché se ammettessero con sé stesse lo “sgarro”, poi temono di rinunciare del tutto a controllarsi con il cibo.

McDonald’s rivela il segreto della salsa del Big Mac


MdDonald’s sta puntando molto, ultimamente, su una maggiore chiarezza e trasparenza circa i suoi piatti, per soddsifare una clientela sempre più attenta a ciò che mangia.
Su questa linea di trasparenza, McDonald’s Canada ha deciso di rivelare quello che era stato tenuto come segreto per molto tempo, la ricetta della salsa utilizzata nel Big Mac.
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Lo chef Dan Coudreaut cucina, passo per passo, un Big Mac utilizzando normali prodotti acquistati al supermercato, illustrando anche come preparare la famosa salsa, che include maionese, senape gialla, aceto di vino bianco, aglio in polvere, cipolla in polvere e paprika.

L’orientamento politico? Dipende dalla capacità il cervello di gestire le dissonanze cognitive.


Secondo una ricerca della New York University e della UCLA, l’orientamento politico dipenderebbe dal modo in cui il cervello processa le informazioni, ed in particolare di come gestisce i le dissonanze ed i conflitti cognitivi.
I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Neuroscience, spiegano che le persone di sinistra tendono a tollerare maggiormente le ambiguità e le informazioni incongruenti, mentre la persone di destra hanno una maggiore capacità di eliminare le informazioni che possono generare disturbo.
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Il responsabile della ricerca, il professor David Amodio, spiega che i meccanismi neuronali per la gestione dei conflitti cognitivi si sviluppano nella prima infanzia, e probabilmente sono in parte determinati dalla genetica.
Il radicamento di questi meccanismi spiegherebbero, secondo Amodio, anche perché le persone di diverso orientamento politico fatichino molto ad andare d’accordo: non sarebbe una questione di attaccamento all’ideologia, ma la difficoltà di comprendersi tra persone che usano meccanismi cerebrali diversi.

Di cosa odorano dei jeans indossati per 3 mesi?


Una ricercatrice di Melbourne ha condotto una sperimentazione piuttosto insolita. Tullia Jack infatti ha reclutato 30 volontari che dovranno indossare lo stesso pario di jeans per tre mesi, almeno 5 giorni su 7.
Lo scopo dell’esperimento è quello di dimostrare che nella nostra cultura c’è una cultura di “eccesso del pulito”, che comporta dei rischi a causa dell’inquinamento e del consumo di risorse idriche ed energetiche causato dal lavaggio e dall’asciugatura.
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Non lavare i propri jeans non è per niente male come suona”, ha raccontato in un’intervista la Jack, che ha spiegato: “non serve lavare i vestiti così spesso come molti credono. Le macchie vanno e vengono, si ‘sciolgono’ anche senza lavaggio”.
I jeans, nonostante l’intenso utilizzo, non avrebbero un odore fastidioso. “Sanno di persona”, spiega sempre la Jack. Infatti quasi nessuno dei partecipanti all’esperimento non avrebbero avuto problemi a portarlo a termine.
I jeans usati sono stati esposti alla National Gallery di Victoria, in modo che i visitatori si rendano conto del fatto che i jeans usati per tre mesi non sono così sporchi come ci si potrebbe aspettare, nella speranza che questo aiuti a sensibilizzare ad un utilizzo più consapevole dei lavaggi, per risparmiare di risorse idriche ed energetiche.

Studio scientifico svela il segreto di una perfetta notte di sonno


“Aprile dolce dormire” è il detto. Ma per molti una buona nottata di sonno non è così facile da ottenere. Uno studio inglese su 2.000 adulti che dicono di “dormire bene” ha cercato di identificare i “segreti” per avere una buona notte di sonno.
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Quello che succede la sera, prima di andare a dormire, è determinante per il riposo successivo, che spesso è rovinato da attività troppo impegnative che alzano i livelli di adrenalina e rendono così difficile il sonno. Il segreto è dunque quello di rilassarsi prima di andare a letto.
Ecco la “ricetta” per il sonno perfetto, identificata dai ricercatori inglesi:
  • Guardare 1 ora e 46 minuti di televisione, preferibilmente una soap opera o un quiz
  • Parlare con qualcuno per 41 minuti
  • Navigare su internet per 51 minuti
  • Concedersi almeno 2 ore e 7 minuti di riposo dopo aver cucinato, lavato i piatti e pulito
  • L’ultimo cibo prima di andare a letto (la cena) dovrebbe essere consumato esattamente alle 20:29
  • L’ultima bevanda prima di andare a letto (il tè, suggeriscono i ricercatori da bravi inglesi) dovrebbe essere consumata alle 21:10
  • Andare a letto esattamente alle 22:00
  • Leggere per 20 minuti (ma va bene anche navigare su internet con lo smartphone)
  • Addormentarsi alle 22:26
  • Dormire in pigiama
  • Dormire sul lato destro del corpo, meglio se abbracciati da dietro dal partner
  • Svegliarsi alle 6:47, al suono della sveglia

Le persone che hanno una porta d’ingresso rossa sono più felici


Uno studio inglese, che ha analizzato le abitudini di vita di 2.00o persone, ha portato alla luce una correlazione inaspettata: le persone che hanno una porta di ingresso rossa sono più felici.
Più del 50% degli intervistati concordava sul fatto che il colore della porta di ingresso “dice molto” del proprietario della casa e del suo carattere. E dallo studio è emerso che le persone che hanno una porta rossa sono più estroverse ed hanno un approccio più rilassato alla vita.
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La porta nera caratterizza le persone che hanno più successo nel lavoro. Una porta verde invece è “sintomo” di affidabilità, mentre viola è tipica di chi è molto socievole ed ha molti amici. Una porta rosa viceversa sarebbe segnale di una persona audace, ma non sempre fidata.

Immatricolata la prima auto che si guida da sola


L’auto che si guida da sola è ufficialmente una realtà. E’ stata infatti immatricolata la prima auto completamente controllata da un sistema di computer: l’immatricolazione è avvenuta in Nevada e, neanche a dirlo, l’auto è stata progettata da Google. Il gigante informatico ha investito molto sull’auto “che si guida da sola”, su cui detiene diversi brevetti.
Perché fosse possibile circolare per un’auto senza conducente, il Nevada ha cambiato in marzo il codice della strada (anche la California sta per introdurre modifiche simili): il problema per la circolazione di una macchina guidata da un computer è ormai un problema di tipo legale più che tecnico. L’auto di Google ha comunque una targa rossa (con un simbolo di infinito ed il numero “001″) per distinguerla dalle normali automobili.
Nonostante la preoccupazione che genera in qualcuno il fatto di non controllare direttamente il veicolo, le auto senza pilota dovrebbero migliorare enormemente la sicurezza stradale: la grandissima parte degli incidenti è infatti imputabile ad errore umano. L’auto ha già percorso 140.000 km (con un pilota che aveva il ruolo legale di conducente e poteva comunque intervenire in caso di eventuali emergenze), senza nessun problema. O meglio, con un piccolo inconveniente: un automobilista distratto ha leggermente tamponato l’auto ad un semaforo, ma di questo il computer non ha certo colpa…

Bambino di 2 anni deve la vita all’iPhone


Un bambino in Cina è stato salvato dai soccorritori grazie ad un iPhone. Il piccolo, di appena 2 anni, era caduto in uno stretto pozzo. I tentativi di recuperarlo stavano incontrando grosse difficoltà, a causa delle dimensioni limitate del pozzo e del fatto che l’imbragatura che avevano a disposizione i soccorritori per recuperare il bambino era progettata per gli adulti, e quindi non si riusciva ad agganciare il piccolo.
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A un certo punto però, uno dei soccorritori ha avuto l’idea di sfruttare il suo iPhone: l’uomo ha agganciato il telefono ad un cavo, e l’ha calato nel pozzo, utilizzandolo per filmare l’interno del pozzo e raccogliere quindi importanti informazioni su come poter effettuare il recupero del bambino. Una delle preoccupazioni era infatti che, date le difficoltà che c’erano a calare l’imbragatura, durante il sollevamento (anche qualora fossero riusciti ad agganciare il bambino) potesse sganciarsi e portare al ferimento del bambino.
Grazie a questa semplice idea, il piccolo è stato poi estratto dal pozzo in breve tempo e senza incidenti: è stato comunque portato in ospedale per controlli.